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La Catalogna ha raddoppiato la produzione di olio di oliva nella campagna 2025/26
La produzione è stata di 38.500 tonnellate. La ripresa produttiva rilancia l’ottimismo del settore oleicolo catalano. Domanda sostenuta, scorte limitate e mercato equilibrato potrebbero mantenere stabili le quotazioni nei prossimi mesi
13 giugno 2026 | 12:00 | C. S.
La Catalogna ha chiuso la campagna olearia 2025/2026 con una produzione di circa 38.500 tonnellate di olio d’oliva, oltre il doppio rispetto alla scorsa campagna, in un contesto di mercato caratterizzato da un’offerta ancora contenuta, una domanda dinamica.
La provincia di Tarragona si conferma il principale polo produttivo della regione, con una previsione di 24.900 tonnellate, mentre Lleida dovrebbe contribuire con circa 11.850 tonnellate. Oltre all’aumento dei volumi, si prevede un netto miglioramento delle rese, che secondo la Federazione delle Cooperative Agrarie della Catalogna (FCAC) raggiungeranno una media del 19,23%.
Un elemento chiave resta il collegamento tra la campagna in chiusura e quella in arrivo. Il buon andamento delle vendite negli ultimi mesi lascia prevedere un livello di scorte particolarmente contenuto alla fine della stagione, una situazione che sta contribuendo a mantenere stabili le quotazioni. Secondo la FCAC, non si registra alcuna condizione di eccesso di offerta e la disponibilità di prodotto rimarrà limitata fino all’arrivo dei nuovi oli.
Sul fronte internazionale, le esportazioni continuano a mostrare una dinamica positiva. Nonostante le incertezze legate alle politiche tariffarie degli Stati Uniti, il mercato americano resta uno dei principali destinatari dell’olio spagnolo, sia sfuso sia confezionato. Gli Stati Uniti rappresentano infatti il secondo mercato di esportazione dopo l’Italia, confermando il loro ruolo strategico per il settore.
Secondo Antoni Galceran, responsabile del comparto olivicolo della FCAC, l’impatto dei dazi si è rivelato meno pesante del previsto. Le imprese hanno saputo adattarsi attraverso una revisione dei margini e una redistribuzione dei costi lungo la filiera, evitando ripercussioni significative sui flussi commerciali.
Resta tuttavia l’incognita meteorologica per il prossimo futuro. Eventuali periodi di siccità, temperature elevate o problemi di allegagione potrebbero generare nuove tensioni sui prezzi, mentre raccolti eccezionalmente abbondanti avrebbero l’effetto opposto, favorendo una moderazione delle quotazioni.
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