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Crollano le vendite di olio di oliva spagnolo: tutta colpa di importazioni e GDO

Crollano le vendite di olio di oliva spagnolo: tutta colpa di importazioni e GDO

Le vendite complessive di olio spagnolo sono scese a poco più di 73.600 tonnellate, il valore più basso dell’intera campagna, al di sotto persino dei livelli del 2024/25. A pesare sono le importazioni e la politica della Grande Distribuzione

11 giugno 2026 | 16:00 | T N

Già nelle scorse settimane alcune voci avevano lanciato l’allarme sul comportamento del mercato dell’olio d’oliva nel mese di maggio. Oggi, quei timori trovano conferma nei dati provvisori dell’Agenzia di Informazione e Controllo Alimentare (AICA), organismo dipendente dal Ministero dell’Agricoltura. Secondo le rilevazioni, lo scorso mese le vendite di olio d’oliva – escluse le importazioni – si sono fermate a poco più di 73.600 tonnellate. Si tratta del livello più basso di operatività da inizio campagna, un dato che risulta persino inferiore alle medie mensili registrate nella precedente campagna 2024/25.

L’effetto delle importazioni provenienti da Tunisia e Marocco

La spiegazione di questo andamento negativo risiede in gran parte nelle strategie dei grandi industriali confezionatori. Diverse aziende hanno realizzato importanti acquisti di olio d’oliva dall’estero, con particolare riferimento a Tunisia e Marocco, i cui carichi erano rimasti bloccati in alcuni porti e sono stati immessi sul mercato gradualmente. Secondo gli analisti, questa tendenza è destinata a proseguire, poiché vi sarebbero ancora partite di importazione in attesa di essere ritirate. L’effetto complessivo è una pressione ribassista sulle quotazioni e una minore domanda di olio nazionale.

La distribuzione gioca al ribasso: stock gestiti di giorno in giorno

In questo quadro già complesso, la goccia che rischia di far traboccare il vaso arriva dalla Grande Distribuzione. Le centrali d’acquisto stanno gestendo le proprie scorte giorno per giorno, adattando gli stock alla domanda reale di olio confezionato, che proprio sui lineari dei supermercati mostra evidenti segnali di debolezza. Questa strategia impedisce qualsiasi effetto dinamizzante sui consumi e contribuisce a mantenere il mercato in una fase di stagnazione.

I numeri del bilancio a fine maggio 2026

Il bilancio diffuso dall’AICA al 31 maggio 2026 fornisce un quadro puntuale della situazione. Le uscite totali del mese si attestano a 73.644 tonnellate. La produzione accumulata dalla campagna ammonta a 1.297.833 tonnellate. Le esistenze in produzione raggiungono le 507.250 tonnellate, mentre quelle presso i confezionatori sono pari a 278.235 tonnellate. A queste si aggiungono 6.517 tonnellate di esistenze patrimoniali, per un totale di scorte pari a 792.002 tonnellate. Numeri che testimoniano un’ampia disponibilità di prodotto, in netto contrasto con la flebile domanda attuale.

Il confronto con la media di campagna secondo il MAPA

Un’ulteriore conferma della flessione arriva dai dati del Ministero dell’Agricoltura, Pesca e Alimentazione (MAPA), aggiornati al 31 maggio. Secondo questo bilancio, le uscite totali dall’inizio della campagna hanno raggiunto le 976.901 tonnellate, con una media mensile di 100.352 tonnellate. Il dato di maggio si colloca quindi ben al di sotto della media, segnando una battuta d’arresto significativa in una fase che si preannunciava già complessa per il comparto oleario.

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