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L'olivo senza più barriere: la sfida in Oregon

L'olivo senza più barriere: la sfida in Oregon

Dalle piccole aziende agricole alla collaborazione con la Spagna: l'Università statale dell'Oregon testa 116 varietà per creare una nuova industria oleicola resiliente. Primo olio prodotto nel 2025

10 giugno 2026 | 10:00 | C. S.

Può un olivo prosperare in uno stato del Pacifico nord-occidentale degli Stati Uniti, noto per inverni rigidi e piogge abbondanti? A questa domanda prova a rispondere il progetto "Olea: Olive Research for Oregon", nato su richiesta di un gruppo di piccoli agricoltori locali e ufficialmente avviato nel luglio 2021 presso il North Willamette Research and Extension Center di Aurora, sotto l'egida dell'Università statale dell'Oregon (OSU).

L'obiettivo è ambizioso: valutare un'ampia gamma di varietà di olivo per identificare quelle più adatte al clima dell'Oregon, con un'attenzione particolare alla tolleranza al freddo. Il progetto mira anche a migliorare le pratiche produttive e a ridurre le perdite dovute ai danni invernali, rendendo economicamente sostenibile una nuova filiera specializzata.

Un campo prova da 420 piante

A luglio 2021 è stato preparato un appezzamento di 0,4 ettari con irrigazione a goccia e teli anti-erba. Oggi ospita 116 varietà di olivo, per un totale di 420 piante, in un trial replicato. Ogni anno i ricercatori raccolgono dati su crescita, fioritura, allegagione, resa, maturazione, dimensioni delle olive, parametri qualitativi e, naturalmente, i danni da freddo. I risultati vengono condivisi con produttori e stakeholder attraverso visite in loco, corsi ed eventi aperti al pubblico.

La prima spremitura: 41 litri di olio

Nel 2025 il progetto ha raggiunto un traguardo simbolico ma concreto: la produzione del primo olio d'oliva dalla raccolta del Centro di Aurora. In due giorni, una squadra di volontari ha raccolto circa 408 chilogrammi di olive. Di questi, 317 kg sono stati frangiati, ottenendo 41 litri di olio, attualmente imbottigliato e sottoposto ad analisi sensoriali e chimiche.

I numeri dell'industria emergente

Sempre nel 2024 è stata realizzata un'indagine a livello statale con 32 aziende agricole – i risultati sono stati presentati a giugno 2025. Il quadro che ne emerge è quello di un settore ancora piccolo ma in espansione:

  • La maggioranza degli intervistati possiede 5 acri o meno (circa 2 ettari) di oliveto in produzione; il 30% supera questa superficie.

  • Le piantagioni si stanno diffondendo in tutta la Willamette Valley, con concentrazioni minori nelle contee di Yamhill, Polk e Marion, mentre Clackamas e Lane stanno guadagnando terreno.

  • I danni da freddo restano la priorità assoluta per i produttori, ma la gestione dell'acqua e la redditività economica stanno diventando preoccupazioni sempre più pressanti.

Nuove minacce e alleanze internazionali

L’attenzione non è solo sul clima. Nel 2024 sono partite collaborazioni con la Wright State University per studiare la suscettibilità dell'olivo al perforatore smeraldino del frassino (Agrilus planipennis), un insetto invasivo rilevato in Oregon nel 2022. Inoltre, l'OSU Southern Oregon Research and Extension Center (Central Point) esplorerà l'olivo come possibile coltura futura per quella regione.

Sul fronte della cooperazione internazionale, il team di Olea si è recato in Spagna per lavorare con i ricercatori dell'Istituto della Grassia (Siviglia) e del Banco Mondiale del Germoplasma dell'Olivo di Cordoba, due eccellenze mondiali nel settore.

Estensione e supporto agli agricoltori

L'OSU Extension – il servizio di divulgazione dell'università – utilizza i dati raccolti per fornire ai produttori linee guida basate sulla ricerca, riducendo i rischi associati all'impianto di nuovi oliveti. Secondo quanto dichiarato dall'ateneo alla rivista Mercacei, «i risultati vengono condivisi costantemente con l'industria olivicola statale». Oltre all'OSU, i partner includono il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti (attraverso la banca del germoplasma di Davis, California), la Wright State University, il Dipartimento dell'Agricoltura dell'Oregon e numerosi produttori locali.

L'olivo, insomma, sembra aver messo radici anche tra i freddi inverni dell'Oregon – e i prossimi anni diranno quali varietà sapranno trasformare questa scommessa in una realtà economica duratura.

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