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Export da record di olio di oliva dal Marocco verso la Spagna

Export da record di olio di oliva dal Marocco verso la Spagna

Nel primo bimestre del 2026 le importazioni iberiche da Rabat sono balzate da 55 a 3.000 tonnellate. Il Regno di Mohamed VI diventa il quarto fornitore di Madrid, approfittando dei prezzi competitivi e delle agevolazioni Ue

04 giugno 2026 | 10:00 | C. S.

Per decenni il Marocco è stato un comparsa nel mercato globale dell'olio d'oliva, oscurato dalla schiacciante supremazia spagnola. Ma la campagna 2025/2026 ha segnato una svolta destinata a riscrivere gli equilibri del settore. Il Regno di Mohamed VI non è più un semplice spettatore: sta diventando un protagonista in grado di competere sul terreno del principale rivale, persino all'interno dei suoi confini.

Secondo gli ultimi dati del Ministero dell'Economia, del Commercio e dell'Impresa spagnolo, diffusi attraverso DataComex, nei primi due mesi del 2026 le importazioni di olio marocchino da parte della Spagna sono balzate da 55,21 tonnellate a quasi 3.000 tonnellate. Un incremento verticale che colloca il Marocco al quarto posto tra i Paesi fornitori di Madrid, superando posizioni ritenute fino a poco tempo fa inattaccabili.

Produzione raddoppiata: il segreto del sorpasso

Il balzo in avanti del Marocco si spiega con numeri impressionanti. Il Paese nordafricano ha infatti raddoppiato la propria produzione di olive rispetto alla campagna precedente, passando da 90.000 a 200.000 tonnellate. Il "segreto" risiede in un raccolto di 2 milioni di tonnellate di olive – quasi il doppio del periodo precedente – che ha generato un surplus esportabile di 60.000 tonnellate.

Alla base di questa impennata c'è un processo di modernizzazione progressiva delle aziende agricole e dei frantoi, fino a poco tempo fa equipaggiati con macchinari obsoleti. L'aggiornamento in corso sta migliorando qualità ed efficienza, e sebbene i prodotti marocchini non abbiano ancora raggiunto il livello degli oli spagnoli, il loro prezzo estremamente competitivo ne facilita la penetrazione nel mercato europeo e, in particolare, in quello iberico.

Quota di mercato triplicata in un anno

Durante la campagna 2025/2026, la Spagna ha importato complessivamente 39.624 tonnellate di olio d'oliva. Il Marocco si piazza al quarto posto, dietro a Tunisia, Portogallo e Italia, ma davanti a fornitori storici. La quota di mercato del Regno alauita è salita dal 2,01% al 7,48% in appena dodici mesi: un incremento che ha di fatto quasi triplicato la sua presenza.

Sebbene questi numeri non minaccino direttamente la supremazia spagnola – la produzione iberica resta di gran lunga superiore e di qualità riconosciuta a livello mondiale – rappresentano un'evoluzione significativa che i settori oleicoli nazionali osservano con attenzione. La concorrenza arriva a braccetto con un prezzo che la Spagna non può eguagliare, frutto delle speciali condizioni commerciali che l'Unione Europea offre al Paese del Maghreb.

I fattori della crescita: vantaggi commerciali e qualità in ascesa

Il Marocco sfrutta appieno le preferenze commerciali accordate dall'Unione Europea, che gli consentono di vendere a prezzi ben inferiori rispetto ai produttori europei. Un fattore che genera tensioni e preoccupazioni tra gli agricoltori spagnoli, i quali vedono in questo crollo dei prezzi un'aggressione alla loro tradizionale competitività.

Secondo un rappresentante della Federazione interprofessionale marocchina dell'olivo (Interprolive), questa strategia è la chiave per consolidarsi come riferimento nel mercato internazionale e proseguire il processo di espansione all'interno dell'UE.

Parallelamente, l'investimento nella modernizzazione delle coltivazioni e della produzione sta dando i suoi frutti. L'aggiornamento dei macchinari e delle tecniche di estrazione rende l'olio marocchino sempre più competitivo, soprattutto in termini di resa e prezzo. Una trasformazione che annuncia un futuro in cui il Marocco non sarà soltanto un produttore rilevante dal punto di vista quantitativo, ma aspirerà a migliorare la qualità e la reputazione del proprio olio anche nei segmenti più alti del mercato.

Reazioni e prospettive: preoccupazione o opportunità?

I produttori spagnoli di olio d'oliva osservano con una certa apprensione questo nuovo rivale in rapida ascesa. "La situazione ci costringe a riconsiderare le nostre strategie e a non dare mai nulla per scontato in un mercato globalizzato e in continua evoluzione", commenta un esperto di oli della DO Siurana.

Eppure, nonostante la concorrenza, il crescente peso del Marocco nel settore oleicolo apre anche a nuove possibilità di collaborazione. Rabat e Madrid potrebbero trovare terreni comuni per crescere insieme e affrontare sfide globali come i cambiamenti climatici o la sostenibilità agricola. Il rafforzamento dei legami tra i due Paesi in diversi settori potrebbe estendersi anche all'agroalimentare, favorendo lo scambio di conoscenze ed esperienze.

La realtà, in conclusione, è che il Marocco non è più una presenza trascurabile sulla mappa mondiale dell'olio d'oliva. È un attore che è arrivato per restare e trasformare le regole del gioco.

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