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Il Brasile punta sull’olio extravergine di oliva superpremium con un nuovo marchio di qualità
L’Istituto Brasiliano di Olivicoltura lancia il Selo Premium Origem e Qualidade RS, una certificazione riservata ai migliori oli extravergini prodotti nello Stato brasiliano. Il sistema introduce criteri più severi della normativa e punta a valorizzare origine, tracciabilità e qualità per conquistare i consumatori della fascia alta
26 luglio 2026 | 12:00 | C. S.
Il Brasile sceglie la strada della qualità per rafforzare la propria identità olivicola e affrontare la concorrenza internazionale. L’Istituto Brasiliano dell’Olivicoltura (Ibraoliva) ha infatti introdotto il Selo Premium Origem e Qualidade RS, un marchio destinato esclusivamente agli oli extravergini di oliva superpremium prodotti nello Stato di Rio Grande do Sul, oggi principale area olivicola del Paese.
La nuova certificazione nasce dalla volontà di differenziare la produzione nazionale in un mercato dove una parte significativa degli oli importati, pur rispettando i requisiti minimi per la classificazione come extravergine, non sempre offre livelli qualitativi elevati. La strategia brasiliana punta quindi su un segmento di nicchia, basato su qualità, trasparenza e valorizzazione dell’origine.
L’iniziativa è stata illustrata anche da Olive Oil Times, che ha evidenziato come Ibraoliva voglia utilizzare il nuovo strumento per proteggere il segmento premium e offrire ai consumatori maggiori garanzie sulla reale qualità degli oli acquistati.
Certificazione riservata ai singoli lotti
Il programma, arrivato alla seconda campagna, non certifica un’intera produzione aziendale ma esclusivamente singoli lotti di olio extravergine ottenuti da olive coltivate e trasformate nel Rio Grande do Sul.
Per ottenere il riconoscimento, i frantoi devono essere registrati presso il Ministero dell’Agricoltura brasiliano e aderire al programma statale Produtos Premium, dedicato alla valorizzazione degli alimenti ad alto valore aggiunto.
Il processo di valutazione comprende la verifica dell’origine delle olive, le analisi chimico-fisiche e gli esami sensoriali, con parametri più rigorosi rispetto a quelli richiesti dalla normativa internazionale per la categoria extravergine.
Limiti qualitativi più restrittivi dell’extravergine standard
Uno degli elementi distintivi del marchio riguarda i requisiti analitici. Mentre la normativa per un olio extravergine consente un’acidità libera fino allo 0,8%, il disciplinare del Selo Premium Origem e Qualidade RS stabilisce un limite massimo dello 0,3%.
Sono inoltre previsti valori più restrittivi per gli indici spettrofotometrici nell’ultravioletto, tra cui K232, K270 e ΔK. Dal punto di vista sensoriale, gli oli certificati devono essere completamente privi di difetti e raggiungere una mediana del fruttato almeno pari a 3 punti, sia per profili verdi sia per oli caratterizzati da note più mature.
I campioni vengono sottoposti alle verifiche in contenitori ufficiali Ibraoliva, senza etichetta commerciale, identificati esclusivamente attraverso marchio aziendale, numero di lotto e indicazione della tipologia, monovarietale o blend. La presenza di un difetto sensoriale comporta automaticamente l’esclusione del lotto.
Tracciabilità contro l’uso improprio del marchio
Una delle caratteristiche più innovative della certificazione riguarda la tracciabilità. Il riconoscimento viene infatti attribuito soltanto al lotto analizzato e non all’intera produzione del frantoio.
Come dichiarato dal presidente di Ibraoliva, Flávio Obino, ogni lotto certificato può essere identificato in modo preciso e il marchio non può essere utilizzato per altri oli che non abbiano superato i controlli previsti.
Una scelta che punta a evitare fenomeni di utilizzo improprio delle certificazioni di qualità e a rafforzare la fiducia dei consumatori.
Il Brasile punta sul valore, non sui volumi
Per il settore olivicolo brasiliano la sfida non è competere con i grandi Paesi produttori mediterranei sul terreno dei volumi e dei prezzi, ma costruire un’identità nel segmento dell’eccellenza.
«Il nostro obiettivo è concentrarci esclusivamente sul segmento superpremium e sui consumatori disposti a pagare per un olio chiaramente differenziato», ha spiegato Obino, sottolineando come chi scopre un autentico extravergine di alta qualità difficilmente torna ai prodotti standard della grande distribuzione.
La strategia del Rio Grande do Sul segue quindi una tendenza già affermata in altri Paesi produttori: trasformare l’olio extravergine da semplice alimento di consumo quotidiano a prodotto identitario, legato al territorio, alla sostenibilità e alla cultura gastronomica. Un percorso che potrebbe offrire nuove opportunità anche ai produttori italiani chiamati a confrontarsi sempre più con mercati emergenti capaci di puntare sulla qualità.
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