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L'allarme delle cooperative olearie spagnole: "non svendete l'olio di oliva"

L'allarme delle cooperative olearie spagnole:

Il presidente del settore olivicolo di Cooperativas Agro-alimentarias lancia un appello alla prudenza: i dati non giustificano il panico. "Chi ha olio non si precipiti. Vendere sottocosto oggi significa indebolire il futuro di interi territori"

22 maggio 2026 | 09:00 | C. S.

Dopo anni di prezzi record dovuti alla siccità, il mercato dell'olio d'oliva sta vivendo una nuova fase di inquietudine. Ma questa volta, avverte il settore, il crollo delle quotazioni non corrisponde ai fondamentali. E c'è il rischio di una débâcle autolesionistica.

Non è la mancanza di informazioni a preoccupare il comparto oleicolo spagnolo, ma l'uso che se ne fa. "I dati disponibili – spiega Cristóbal Gallego, presidente del settore olio d'oliva di Cooperativas Agro-alimentarias – impongono prudenza, responsabilità e una lettura serena del mercato". Parole che arrivano in un momento di crescente nervosismo, dopo una discesa dei prezzi ritenuta "sproporzionata".

Veniamo da due campagne eccezionalmente corte, causate dalla siccità, che hanno ridotto la disponibilità di olio, tensionato i mercati e portato le quotazioni a livelli mai visti. Un rincaro brusco, ma giustificato dalla realtà oggettiva: c'era poco olio. "Ciò che è molto più difficile da spiegare – sottolinea Gallego – è ciò che è accaduto dopo". Nonostante una campagna di parziale recupero (ancora lontana dall'essere definita "abbondante" o "comoda"), i prezzi sono crollati con una rapidità che non trova riscontro nei fondamentali.

Chi ci guadagna?

"Quando i prezzi scendono senza che il mercato lo giustifichi pienamente, conviene chiedersi chi ci guadagna e chi ci perde". A perderci sono gli olivicoltori, le cooperative, il territorio, l'economia dei piccoli comuni e l'occupazione. "Ci perde un settore che ha bisogno di coprire i costi, investire, mantenere posti di lavoro e garantirsi un futuro". A guadagnarci, invece, sono coloro il cui unico obiettivo è comprare a buon mercato oggi, anche a costo di compromettere la stabilità di domani.

L'olio d'oliva, avverte il presidente, "non può essere gestito a colpi di paura, né di voci o di previsioni interessate". Gli ultimi anni hanno dimostrato che anticipare le campagne è un errore: nessuno è stato in grado di prevedere l'intensità della siccità, il crollo della produzione o la velocità di reazione dei prezzi. "E neppure oggi dovremmo dare nulla per scontato sulla prossima campagna, quando resta ancora molto da decidere nei campi".

Cosa dicono i numeri (oggettivi)

La situazione richiede sangue freddo. I dati disponibili al 30 aprile mostrano una produzione accumulata di 1.294.590 tonnellate (praticamente il 100% della stima di campagna) e scorte totali per 863.340 tonnellate. Ma queste scorte si stanno riducendo. Le uscite accumulate ammontano a 869.790 tonnellate, con una stima di uscite pendenti fino a fine campagna che impone di mantenere ritmi importanti nei prossimi mesi. "Non siamo, dunque, di fronte a uno scenario che giustifichi regalare l'olio".

A ciò si aggiunge un altro elemento preoccupante: le operazioni registrate su Poolred sono, in molti casi, testimoniali. "Un mercato importante come il nostro non può lasciarsi trascinare da operazioni esigue, vendite precipitate o riferimenti che non rispecchiano la vera dimensione del settore".

La distribuzione (che vende quasi l'80% dell'olio d'oliva a livello nazionale) sostiene che le uscite di marzo e aprile siano state pressoché le stesse. In altre parole: si è venduto lo stesso volume, ma di mese in mese il prezzo è sceso. I numeri del Ministero riflettono un mercato attivo: le esportazioni hanno raggiunto 558.900 tonnellate (+4,98% rispetto alla campagna precedente), mentre il mercato interno assorbe 312.100 tonnellate, in lieve crescita.

Il bilancio europeo ha inoltre rivisto al ribasso la produzione spagnola (1.295.000 tonnellate) e colloca le scorte finali a 259.600 tonnellate. L'Italia mantiene una produzione molto inferiore ai propri consumi interni e dovrà tornare sul mercato per coprire il fabbisogno.

"Per tutto questo – incalza Gallego – non si giustifica in alcun modo che i prezzi siano al di sotto di quelli dell'anno scorso, e ancor meno che continuino a scendere". E proprio per questo "dobbiamo lanciare un messaggio chiaro: chi ha olio non si precipiti. Difendere il prezzo oggi significa difendere la prossima campagna".

Il ruolo delle cooperative

Non significa non vendere. Significa vendere bene. Ordinare le uscite, collocare l'olio mese per mese, con criterio, informazione e visione collettiva. "Il contrario – vendere a strappi, cercare il colpo di fortuna immediato o accettare qualsiasi prezzo per paura – porta solo a indebolire l'intero settore. E quando il settore si indebolisce, poi è molto difficile recuperare il terreno perduto".

Le cooperative hanno una responsabilità speciale. "La nostra ragion d'essere non è speculare, ma difendere il reddito dei nostri soci. Non cerchiamo prezzi impossibili né bolle artificiali. Cerchiamo prezzi giusti, che coprano i costi, permettano redditività e garantiscano la continuità di migliaia di aziende olivicole". Senza redditività, avverte, non c'è ricambio generazionale, né investimenti, né modernizzazione, né futuro per l'oliveto.

"Per questo è imprescindibile avanzare in dimensione, concentrazione e disciplina commerciale. Quanto più atomizzata è l'offerta, tanto più facile sarà farla pressione. Quanti più operatori vendono separatamente, tanto più debole sarà la posizione del produttore". Servono strutture più forti, maggiore integrazione commerciale e meno decisioni individuali prese sotto l'urgenza. "L'olio deve essere venduto con strategia, non con ansia".

L'olio d'oliva ha valore. Per la sua qualità, la sua origine, lo sforzo produttivo, il suo ruolo economico e sociale, e per ciò che rappresenta per l'Andalusia. "Difendere questo valore non è un'opzione: è un obbligo".

Il messaggio finale

"Prudenza, fermezza e unità. Chi ha olio non si affretti. Non venda per paura. Non contribuisca, senza volerlo, a far crollare il prezzo. La prossima campagna si comincia a difendere ora. E difenderla significa non svendere l'olio che è costato tanto produrre".

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