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Le importazioni di olio d’oliva negli Stati Uniti crescono, ma i dazi iniziano a frenare il mercato
Spagna, Italia, Tunisia e Turchia continuano a essere i principali fornitori di olio d’oliva per gli Stati Uniti. Complessivamente, questi quattro paesi rappresentano l’88,6% del totale delle importazioni
11 marzo 2026 | 13:00 | T N
Gli ultimi dati provvisori del Consiglio Oleicolo Internazionale (COI) mostrano che, nella campagna 2024/25, le importazioni di olio d’oliva negli Stati Uniti hanno raggiunto le 437.309 tonnellate, registrando un aumento del 20,6% rispetto alla campagna precedente (2023/24). Un risultato positivo per il settore, favorito anche dal fatto che il dazio introdotto dall’amministrazione Trump ha inciso solo sugli ultimi due mesi della campagna, agosto e settembre.
Il quadro cambia però con l’avvio della campagna 2025/26. Le statistiche provvisorie indicano infatti un lieve calo dell’1,6% nelle importazioni statunitensi nei primi tre mesi della stagione, già influenzati dal dazio del 15% entrato in vigore nell’agosto 2025 e rimasto attivo fino al 20 febbraio 2026. Nello stesso periodo, invece, altri importanti mercati internazionali hanno registrato un aumento degli acquisti di olio d’oliva.
L’evoluzione del mercato nei prossimi mesi sarà particolarmente osservata dagli operatori del settore. Il 24 febbraio è infatti entrato in vigore un nuovo dazio aggiuntivo, nell’ambito della politica commerciale statunitense basata sull’imposizione di gravami sui prodotti importati.
I principali fornitori del mercato statunitense
Secondo il rapporto del COI, Spagna, Italia, Tunisia e Turchia continuano a essere i principali fornitori di olio d’oliva per gli Stati Uniti. Complessivamente, questi quattro paesi rappresentano l’88,6% del totale delle importazioni.
Il confronto con la campagna 2023/24 mostra inoltre un’evoluzione positiva degli acquisti da tutti questi paesi durante la stagione 2024/25:
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Spagna: +20,1%
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Italia: +19,2%
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Tunisia: +33,3%
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Turchia: +9%
Le categorie di prodotto importato
Per quanto riguarda le tipologie di olio importato, gli oli di oliva vergini dominano il mercato, con il 73,5% del totale. Seguono gli oli di oliva raffinati o miscele, che rappresentano il 21,5%, mentre il restante 5% riguarda l’olio di sansa di oliva.
Differenze nei formati di esportazione
Il rapporto evidenzia anche alcune differenze nelle strategie commerciali dei principali esportatori. L’Italia, in particolare, si distingue per il predominio delle confezioni inferiori ai 18 chilogrammi, destinate principalmente al consumatore finale. Al contrario, i contenitori da 18 kg o più rappresentano solo il 6% delle esportazioni italiane verso il mercato statunitense.
L’andamento dei prossimi mesi sarà determinante per capire se i nuovi dazi avranno un impatto più marcato sugli scambi commerciali e sugli equilibri tra i principali paesi fornitori del mercato statunitense.
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