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Embargo USA sull’olio spagnolo, cresce l’allarme
Le preoccupazioni espresse dalle cooperative spagnole si fondano su dati molto concreti. Nella campagna olearia 2024-2025 gli Stati Uniti hanno rappresentato il secondo mercato di destinazione per l’olio d’oliva spagnolo, con un valore di esportazioni vicino agli 800 milioni di euro
09 marzo 2026 | 16:00 | C. S.
Le minacce di un possibile embargo commerciale avanzate dall’ex presidente americano Donald Trump nei confronti della Spagna hanno immediatamente acceso i riflettori su uno dei settori simbolo dell’agroalimentare europeo: l’olio d’oliva.
Non è la prima volta che questo prodotto diventa terreno di scontro nelle relazioni commerciali tra Europa e Stati Uniti. Ma il contesto internazionale attuale — segnato da tensioni geopolitiche diffuse, costi energetici ancora instabili e mercati agricoli fragili — rende la prospettiva molto più delicata.
Gli Stati Uniti rappresentano infatti uno dei principali pilastri dell’export per l’olio mediterraneo. Qualsiasi frizione commerciale rischierebbe quindi di produrre effetti a catena non solo sull’economia agricola spagnola, ma sull’intera filiera europea dell’olio, coinvolgendo anche paesi come l’Italia e la Grecia.
Un mercato da 800 milioni di euro
Le preoccupazioni espresse dalle cooperative spagnole si fondano su dati molto concreti. Nella campagna olearia 2024-2025 gli Stati Uniti hanno rappresentato il secondo mercato di destinazione per l’olio d’oliva spagnolo, con un valore di esportazioni vicino agli 800 milioni di euro.
Circa il 16% dell’olio esportato dalla Spagna raggiunge il mercato statunitense, un paese che consuma ogni anno circa 420.000 tonnellate di olio d’oliva.
Un dato colpisce più di altri: un litro su tre dell’olio importato negli Stati Uniti proviene dalla Spagna.
Non sorprende quindi che la prospettiva di nuove barriere commerciali abbia immediatamente messo in allerta l’intero comparto.
"Siamo particolarmente preoccupati – ha dichiarato Jaime Martínez-Conradi, direttore delle Cooperative agroalimentari dell’Andalusia – perché una crisi diplomatica potrebbe ridurre drasticamente la nostra competitività sul mercato statunitense".
La regione dell’Andalusia rappresenta infatti il cuore dell’olivicoltura spagnola, con circa l’80% della produzione nazionale di olio d’oliva.
Il precedente delle olive da tavola
I timori del settore sono alimentati anche da quanto accaduto durante il primo mandato di Trump alla Casa Bianca. In quegli anni alcune aziende californiane presentarono un ricorso contro i produttori spagnoli, accusandoli di concorrenza sleale legata ai sussidi europei.
La disputa portò all’introduzione di dazi antidumping su alcune varietà di olive spagnole, una misura che — nonostante le proteste dell’Unione Europea e il ricorso presso la World Trade Organization — continua ancora oggi a pesare sul settore.
Il mercato statunitense rappresenta infatti circa il 17% delle esportazioni andaluse di olive da tavola, un comparto che negli ultimi anni aveva registrato una crescita significativa dei consumi.
Un precedente che oggi alimenta le preoccupazioni degli operatori della filiera, timorosi che il confronto commerciale possa estendersi anche all’olio d’oliva, con conseguenze potenzialmente molto più ampie per tutto il mercato mediterraneo.
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