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Via libera tra le proteste all'applicazione termporanea dell'accordo UE-Mercosur

Via libera tra le proteste all'applicazione termporanea dell'accordo UE-Mercosur

Uruguay e Argentina forzano la mano alla Commissione europea che dà il via libera all'applicazione temporanea dell'accordo di libero scambio UE-Mercosur. No della Lega che chiede rispetto per l'agricoltura italiana e la salute dei cittadini

27 febbraio 2026 | 15:50 | C. S.

L'Unione europea ha deciso di procedere con l'entrata in vigore dell'accordo commerciale con il Mercosur. La decisione, che nei giorni scorsi ha avuto il placet dei principali gruppi politici dell'Eurocamera, arriva dopo la ratifica del trattato da parte di Uruguay e Argentina. Il Consiglio Ue a gennaio aveva dato potere alla Commissione di applicare provvisoriamente il trattato.

Questo sta provocando numerosi mal di pancia politici e associazionistici.

"Ursula Von der Leyen insiste sulla strada del Mercosur, bypassando le decisioni del Parlamento europeo: una grave mancanza di rispetto per gli unici eletti direttamente dai cittadini. Nonostante la decisione dell'Europarlamento, con la Lega in prima linea per fermare l'accordo rinviandolo alla Corte di Giustizia, la presidente della Commissione europea va avanti. Ribadiamo ai vertici europei la nostra contrarietà a un accordo stipulato senza le dovute garanzie di reciprocità in tema di importazione, la massima trasparenza e controlli adeguati sui prodotti. Ursula non può pensare di sacrificare la produzione agricola italiana e la salute dei cittadini". Lo dichiara Giorgio Maria Bergesio, responsabile del dipartimento Agricoltura della Lega, esprimendo la posizione del partito.

La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, oggi giustifica l'applicazione provvisoria dell'accordo Ue-Mercosur affermando che “quando loro sono pronti, noi siamo pronti”. Peccato che i documenti ufficiali della stessa Unione europea dimostrino l'esatto contrario: il Brasile, per esempio, non è affatto pronto a garantire i nostri standard di sicurezza alimentare, e lo ha persino ammesso. Forzare la mano ora è un cortocircuito istituzionale inaccettabile. È quanto dichiara Cristiano Fini, presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, commentando a caldo l'annuncio arrivato da Bruxelles, anticipato dalla ratifica del trattato da parte di Uruguay e Argentina. Il riferimento di Cia è al recente audit ufficiale della DG Sante, che ha certificato gravi falle e carenze nel sistema di controllo del Brasile sui residui di sostanze farmacologiche, con particolare attenzione all'uso di estradiolo, un ormone severamente vietato negli allevamenti europei. Nello stesso documento, le autorità brasiliane confermano di avere bisogno di un periodo che va dagli 8 ai 12 mesi per poter adeguare i propri sistemi di certificazione. "Cia non è contraria agli accordi commerciali internazionali, da cui la nostra agricoltura trae valore -sottolinea Fini- ma l'apertura delle aree di libero scambio deve avvenire a parità di regole sugli standard produttivi, ambientali e sanitari. Il bene più prezioso che abbiamo costruito in questi anni è la totale fiducia dei consumatori verso i nostri prodotti. Basterebbe un solo scandalo legato a carne d'importazione non controllata a dovere per scardinare questa fiducia e far crollare i consumi, con danni incalcolabili per il Made in Italy". Il rischio denunciato da Cia non è solo sanitario, ma profondamente economico. "Come si può avviare l'ingresso di merci a dazio zero oggi, se chi deve esportare non garantirà le nostre stesse norme sanitarie per il prossimo anno? -incalza Fini-. Si mette a repentaglio la sopravvivenza dell'intera filiera zootecnica e delle carni nazionale, un asset strategico che genera un fatturato superiore ai 20 miliardi di euro".

Per Cia, è il momento della massima fermezza. "Chiediamo all'Europa il rispetto rigoroso degli impegni presi lo scorso 7 gennaio. Non accetteremo l'ingresso di un solo chilo di carne sudamericana senza l'attivazione preventiva delle clausole di salvaguardia e controlli frontalieri serrati -conclude il presidente Cia-. La reciprocità non è una barricata sindacale, ma l'unico scudo per proteggere la salute dei cittadini e l'economia dei nostri territori". 

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