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Gli effetti a lungo termine delle inondazioni sull'olivo in Spagna
La persistenza dell’umidità condiziona l’accesso ai campi, la raccolta, i trattamenti fitosanitari e le operazioni di concimazione. fLe inondazioni hanno favorito la diffusione di marciumi radicali e patologie fogliari
23 febbraio 2026 | 16:00 | C. S.
Le piogge torrenziali e le inondazioni che hanno colpito l’Andalusia nelle prime settimane del 2026 hanno lasciato il segno nei campi. Per affrontare l’emergenza, la Junta de Andalucía ha attivato una risposta tecnica attraverso l’Instituto Andaluz de Investigación y Formación Agraria, Pesquera, Alimentaria y de la Producción Ecológica (IFAPA), che ha pubblicato linee guida operative per aiutare gli agricoltori a limitare i danni e recuperare il potenziale produttivo.
Il rapporto sottolinea un aspetto decisivo: non conta solo quanta pioggia cade, ma per quanti giorni consecutivi. La persistenza dell’umidità condiziona l’accesso ai campi, la raccolta, i trattamenti fitosanitari e le operazioni di concimazione.
Dal punto di vista agronomico, è proprio la durata degli episodi piovosi a moltiplicare gli effetti dell’eccesso idrico, con ripercussioni dirette su resa e qualità delle produzioni.
I danni dell’acqua in eccesso
Secondo l’analisi tecnica, l’impatto dell’eccesso di umidità non si limita agli allagamenti visibili. Le conseguenze più rilevanti riguardano il suolo e l’apparato radicale delle piante.
Tra i principali effetti riscontrati: erosione e perdita della struttura del terreno, asfissia delle radici dovuta alla scarsa ossigenazione, aumento delle malattie fungine, lisciviazione dei nutrienti e difficoltà nell’eseguire le operazioni colturali nei tempi corretti. In molti casi si sono registrati anche danni fisici agli impianti, aggravati da vento e umidità persistente.
L’elevata umidità, combinata con temperature miti, ha inoltre favorito la diffusione di marciumi radicali e patologie fogliari, aumentando la pressione sanitaria sulle aziende agricole.
Le raccomandazioni per il recupero
Le linee guida dell’IFAPA propongono un approccio prudente e mirato. Prima di intervenire con concimazioni o trattamenti, è fondamentale valutare lo stato delle radici. Gli esperti raccomandano di rivedere i piani di fertilizzazione, considerando le possibili perdite di nitrati e zolfo dovute alla lisciviazione, e di correggere eventuali carenze nutrizionali, in particolare nei terreni leggeri soggetti a mobilizzazione del potassio.
Solo dopo una diagnosi tecnica è consigliata l’applicazione di fertilizzanti specifici o biostimolanti per favorire il recupero vegetativo.
Un altro punto chiave riguarda la gestione dei suoli saturi: il transito dei macchinari deve essere evitato finché il terreno mantiene un elevato contenuto di umidità, per prevenire compattazione e riduzione della porosità, fattori che aggravano l’asfissia radicale.
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