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La Corte europea boccia la proposta della Commissione per il bilancio agricolo 2028-234
La Corte dei conti europea fornisce al Parlamento europeo e al Consiglio dell’UE il proprio parere non vincolante sulle proposte della Commissione europea relative alla politica agricola comune e all’organizzazione comune dei mercati
10 febbraio 2026 | 11:00 | T N
Nel 2025, la Commissione ha presentato un progetto di bilancio dell’UE per il 2028-2034, anche detto quadro finanziario pluriennale (QFP), per un totale di 2 000 miliardi di euro. Con una dotazione finanziaria di circa 865 miliardi di euro, il Fondo europeo costituirebbe la componente preponderante del prossimo QFP. La PAC, che è attualmente il più grande programma di spesa agricola dell’UE, sarebbe finanziata da questo nuovo Fondo unico sulla base di piani nazionali. È la prima volta, dalla creazione della PAC nel 1962, che non verrebbe istituito un fondo specifico per l’agricoltura. La proposta della Commissione segna inoltre un notevole cambiamento strutturale, in quanto elimina il tradizionale sostegno a due pilastri della PAC: uno per gli agricoltori e il settore agroalimentare e l’altro per lo sviluppo rurale.
La Corte osserva che le complicate modalità di programmazione e approvazione, combinate con un’architettura giuridica della PAC più complessa, rischiano di creare incertezza, rendendo i finanziamenti meno prevedibili per i beneficiari e ritardando l’erogazione dei fondi, e potrebbero in ultima analisi compromettere l’obiettivo della semplificazione. A seguito dell’accordo interistituzionale tra i presidenti del Parlamento europeo e della Commissione e la presidenza del Consiglio del novembre 2025, che ha stabilito di trasferire alcune disposizioni dal Fondo europeo al regolamento sulla PAC, la Corte ritiene che i legislatori dell’UE potrebbero trasferire altre disposizioni pertinenti al fine di rendere la politica più completa.
Tuttavia, si potrebbe anche generare una certa incertezza, poiché l’importo complessivo dei finanziamenti della PAC sarebbe noto solo dopo l’adozione dei piani nazionali nell’ambito del Fondo unico. Per i destinatari dei fondi, ciò potrebbe rendere imprevedibile, in fase di pianificazione, l’importo dei finanziamenti che possono attendersi. Inoltre, diverrebbe problematico anche confrontare la spesa per la PAC nell’ambito dell’attuale QFP e la potenziale dotazione nell’ambito del prossimo QFP.
Ulteriore incertezza deriva dalla scarsa chiarezza su quali interventi della PAC dovrebbero essere basati sulle realizzazioni e quali sul raggiungimento di traguardi e obiettivi, con conseguenti possibili incoerenze tra i diversi paesi dell’UE. A tale riguardo, la Corte sottolinea che la rendicontabilità e la tracciabilità dovrebbero essere garantite anche quando gli interventi sono basati su traguardi e obiettivi. In particolare, la tracciabilità dai conti ai beneficiari finali, quali gli agricoltori, è una condizione imprescindibile affinché la Corte dei conti europea possa svolgere il proprio ruolo.
Data la portata delle modifiche proposte e la flessibilità concessa ai paesi dell’UE nella preparazione dei rispettivi piani nazionali, è difficile formulare stime realistiche riguardo all’impatto che le proposte della Commissione potrebbero avere sulle dotazioni di spesa nazionali. Inoltre, la maggiore flessibilità consentita ai paesi dell’UE non dovrebbe mettere a rischio gli obiettivi comuni della PAC, quali un reddito equo per gli agricoltori, la tutela dell’ambiente e l’azione per il clima e la sicurezza alimentare: il nuovo assetto potrebbe creare disparità tra gli agricoltori e incidere negativamente sulla concorrenza leale e sul funzionamento del mercato interno. Per attenuare tale rischio, la Commissione dovrà rafforzare ed esercitare efficacemente il proprio ruolo direttivo.
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