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MOSH e MOAH: a rischio il 25% degli oli di oliva in commercio

MOSH e MOAH: a rischio il 25% degli oli di oliva in commercio

Quasi il 25% dei campioni di extravergine, vergine e olio di oliva analizzati in Spagna avrebbero contenuti di MOAH maggiori o uguali a 2 mg/kg, cioè 2 ppm, ovvero il livello massimo stabilito dall'UE per il futuro regolamento

07 febbraio 2026 | 11:00 | C. S.

I MOSH (idrocarburi saturi) e MOAH (idrocarburi aromatici) sono contaminanti derivati da oli minerali che possono inquinare l'olio d'oliva durante la produzione (lubrificanti macchine, frantoi) o il confezionamento. I MOAH sono potenzialmente cancerogeni e genotossici, mentre i MOSH si accumulano nel fegato. La UE sta definendo limiti rigorosi, con proposte di 2 mg/kg per i MOAH negli oli vergini a partire dal 2026.

I MOAH sono considerati pericolosi, sollevando preoccupazioni per la sicurezza alimentare. L'EFSA applica il principio di precauzione ALARA (la quantità più bassa ragionevolmente possibile).

Vengono identificati tramite tecniche complesse come HPLC-GC-FID, con limiti di quantificazione (LOQ) che possono arrivare a 1 mg/kg.

Non esiste ancora una legge UE definitiva, ma la Commissione europea ha proposto limiti massimi per i MOAH (2 mg/kg per oli vegetali/oliva, 10 mg/kg per sansa).

Secondo le rilevazioni di Juan Antonio Tello, Responsabile Laboratorio Tello, quasi il 25% dei campioni di vergini, extra e olio di oliva, avrebbe livelli di MOAH maggiori o uguali a 2 mg/kg, cioè 2 ppm, ovvero il livello massimo stabilito dall'UE. E con questo livello massimo, oltre il 90% degli oli di semi sarebbero contaminati. Non molto meglio il resto degli oli vegetali commestibili, con quasi il 20% contaminato a quel livello.

Quando all'olio di sansa, con il livello massimo a 10 ppm, la percentuale di inquinamento sale a quasi il 50%. 

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