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L'Italia dell'olio di oliva non riesce a sfondare in Cina

L'Italia dell'olio di oliva non riesce a sfondare in Cina

Alla Spagna quasi l'88% delle importazioni di olio di oliva in Cina contro meno del 9% dell'Italia. A Pechino, Shanghai e Guangzhou, l'acquirente appartiene a un segmento socioeconomico elevato, con un interesse per i prodotti gourmet e sani

10 dicembre 2025 | 11:00 | T N

L'Italia dell'olio di oliva proprio non riesce ad affermarsi in Cina.

La Spagna concentra l'87,6% delle importazioni, con un volume di 17.200 tonnellate nel 2024 e un valore di 134,1 milioni di euro. All'Italia solo l'8,6% delle importazioni.

La crescita della Spagna olearia, in questo contesto, è impetuosa. Nella categoria dell'olio extravergine di oliva è passata dal rappresentare il 28% delle importazioni nel 2022 al 56,9% nel 2024.

Il profilo di consumo cinese dell'olio d'oliva è elitario e aspirazionale. Nelle città più importanti, come Pechino, Shanghai e Guangzhou, l'acquirente appartiene a un segmento socioeconomico elevato, con un interesse per i prodotti gourmet e sani. Nelle città meno internazionali, la classe media emergente mostra un crescente interesse per i cibi mediterranei, anche se con un'elevata sensibilità ai prezzi, il che spiega la preferenza per i piccoli formati e le promozioni online. Inoltre, il canale regalo rappresenta fino al 60% delle vendite, dove il marchio, l’origine e il packaging diventano simboli di prestigio e differenziazione.

L'Italia mantiene la posizione solo nel segmento del lusso anche se, nuovi formati di consumo come lo spray, stanno erodendo quote. Di particolare importanza le confezioni per i bambini. 

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