Mondo
Continuano a diminuire le vendite di fitofarmaci in Europa: positivo o negativo?
Forti riduzioni dell'utilizzo di fitofarmaci nell'Unione europea nei paesi più industrializzati e forte incremento, invece, nell'est, con il +55% della Lettonia. I pesticidi più utilizzati sono fungicidi e battericidi
14 maggio 2025 | 14:00 | T N
Nel 2023 sono state vendute nell'UE circa 292.000 tonnellate di pesticidi, il livello più basso dall'inizio delle serie di dati nel 2011. Ciò ha segnato un calo del 9% rispetto al 2022 e del 18% rispetto al 2021.
Il dato ha una doppia chiave di lettura. Ovviamente può esserre visto come un segnale positivo di riduzione dell'impatto dell'agricoltura sull'ambiente ma anche come un segnale di come il settore agricolo sia sempre meno ancorato a un ruolo di produttore di alimenti e sempre di più di servizi ambientali.
Era uno degli obiettivi della precedente Commissione europea che ha previsto il dimezzamento dell'uso di pesticidi entro il 2035.

Nel 2023 la Francia (23%), la Spagna (18%), la Germania e l'Italia (ciascuna con il 14%) hanno rappresentato le quote più elevate dei volumi di vendita di pesticidi nell'UE. Questi quattro paesi sono anche i maggiori produttori agricoli dell'UE.
Per quanto riguarda i tipi di pesticidi venduti nell'UE, nel 2023 le categorie principali erano "fungicidi e battericidi" (39% dei volumi di vendita), "erbicidi" (36%) e "insetticidi e acaricidi" (17%).
Queste informazioni provengono dai dati sulle vendite di pesticidi pubblicati di recente da Eurostat.
Tra il 2011 e il 2023 vi sono stati forti contrasti nell'andamento delle vendite di pesticidi all'interno dell'UE. Per i 21 paesi per i quali sono disponibili dati, i volumi di vendita sono stati inferiori in 16 paesi dell'UE, con i 4 più marcati osservati in Portogallo e Italia (ciascuno in calo del -44%), seguiti da Irlanda e Slovenia (ciascuno in calo del -38%). Al contrario, i volumi di vendita sono stati più elevati in 5 paesi dell'UE, con i maggiori aumenti osservati in Lettonia (+55%), Austria (+52%) e Lituania (+11%).
Vi è quindi anche una netta differenziazione tra i paesi più industrializzati e quelli in crescita all'interno dell'Europa. Vi è quindi una UE a due velocità sul fronte agricolo e agroalimentare.
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