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Frodi e prezzi dell’olio di oliva in Spagna: volano gli stracci
Antonio Luque, presidente di Dcoop, denuncia che da 40 anni ci sono aziende che compriono frodi nel settore dell’olio di oliva. Levata di scudi degli industriali e, a sorpresa, anche il ministro all’agricoltura, Luis Planas, li difende
02 dicembre 2024 | 11:00 | T N
La scorsa settimana la Spagna dell’olio di oliva è stata scossa da una polemica senza precedenti.
Antonio Luque, presidente di Dcoop, la cooperativa spagnola che controlla direttamente circa 300 mila tonnellate di olio di oliva ha detto che in Spagna da 40 anni ci sono aziende che tutti conoscono che fanno frodi mescolando olio di girasole o oli raffinati, spacciandoli per extravergini, per essere competitivi sul mercato.
Secondo Luque in Spagna non vi è alcun interesse a combattere le frodi e la prova di ciò è che il sistema di tracciabilità volontaria all'interno della Fondazione Patrimonio Comunal Olivarero non ha avuto alcuna accettazione, il che significa che nessuno vuole sottoporsi a questi controlli che garantiscono tutta la tracciabilità nella catena del valore.
Infine, Luque ha messo sul tavolo la mancanza di impegno sul tema delle frodi da parte delle due più importanti organizzazioni imprenditoriali del settore: Asoliva (industriali) e Anierac (commercianti).
La notizia ha dell’incredibile non solo per la denuncia in sé ma perché viene dalla realtà maggiormente rappresentativa del mondo produttivo ma che ha puntato direttamente l’indice contro il mondo industriale e del commercio.
Usualmente in Spagna è l’Interprofessione la camera di compensazione di diatribe in seno al mondo olivicolo-oleario che molto raramente emergono all’esterno, per lo più molto sfumate. All’interno dell’Interprofessione, inoltre, si decidono i trend di mercato e il posizionamento dei prezzi dell’olio di oliva nell’annata.
Sarebbe proprio la mancanza di accordi tra industria, commercio e mondo della produzione sui prezzi dell'olio di oliva il motivo di una polemica pubblica così importante. Il mondo della produzione vuole un posizionamento oltre i 5 euro/kg ora per arrivare a 6 euro/kg in primavera. Il mondo dell’industria e del commercio spinge per quotazioni di 4 euro/kg ora per arrivare a 4,5 euro/kg tra qualche mese. Posizioni evidentemente inconciliabili.
La reazione di Asoliva e Anierac non si è fatta attendere, affermando che le aziende associate hanno sempre rispettato la normativa vigente e i meccanismi di controllo richiesti, avendo anche le proprie procedure di autoregolamentazione per garantire la massima qualità e sicurezza nei loro prodotti e processi. Asoliva e Anierac hanno sempre mantenuto una stretta collaborazione con la Pubblica Amministrazione per stabilire le migliori soluzioni per garantire e migliorare costantemente il controllo e i meccanismi regolatori del settore. Dal settore, saranno prese misure adeguate di fronte a queste false accuse che mirano a squalificare il prestigio dell'olio d'oliva spagnolo.
Respinte quindi al mittente le accuse di frode, come prevedibile, non è affatto detto che la polemica si plachi.
A sorpresa, intanto, è intervenuto il ministro dell’agricoltura, Luis Planas, che ha difeso industria e commercio oleari.

Planas ha descritto le parole di Luque come "sfortunate e irresponsabili" e ha difeso i controlli sull'etichettatura e sulle caratteristiche organolettiche, nonché nell'industria agroalimentare, nella commercializzazione e nel commercio estero per l’olio esportato. Inoltre, ha incoraggiato la denuncia di "con nomi e cognomi" di queste presunte società fraudolente, e ha sottolineato che, in questo caso, le pubbliche amministrazioni agiranno; in caso contrario, ha chiesto che "il settore non venga danneggiato". Inoltre, ha ricordato che lo standard di qualità 2021 garantisce la tracciabilità e il divieto di miscelare oli d'oliva con altri oli vegetali.
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