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Il falso boom dell’olivo in Spagna
In dieci anni la superficie a olivo spagnola è cresciuta del 7%, soprattutto su terreni incolti o destinati a grano. La maggior parte dell’olivicoltura spagnola è ancora in asciutta ma cresce quella irrigata
08 maggio 2024 | T N
Tra il 2012 e il 2022, la superficie coltivata a olivo in Spagna è aumentata del 7%, quindi pari a 183 mila ettari, secondo i dati ufficiali del Ministero dell'agricoltura iberico. Si tratta di una crescita inferiore a quella di altre colture come il mandorlo, il castagno e anche il pistacchio. Nessun boom, quindi, per l’olivicoltura in Spagna ma solo un trend in crescita dello 0,7% di superficie all’anno.
Più o meno nel medesimo periodo, 2010-202o, in Italia la superficie olivicola è scesa di 200 mila ettari. A essere sparita in Italia è soprattutto l’olivicoltura promiscua, ovvero quella non specializzata, e su piccole superfici.
La crescita dell’olivo in Spagna si deve soprattutto alle regioni di Castiglia-La Mancia, Estremadura e Andalusia.

Un incremento particolarmente particolarmente degno di nota è l'aumento della superficie irrigata (19%; 135.000 ha) e la relativa stabilità della superficie in asciutta a secco (3%; 47.990 ha).
I cambiamenti che si sono verificati sono caratterizzati, in primo luogo, dalla trasformazione di oltre 105.000 ha di oliveti da in asciutta a irrigati e, in secondo luogo, dalla conversione di terreni cerealicoli in oliveti.
Pertanto, durante il decennio 2012-2022, 91.841 ha di cereali sono stati convertiti in oliveti, 36.846 ha in asciutta e 54.995 ha in oliveti irrigati.
Il resto della superficie coltivata a cereali sostituita da uliveti, 13.404 ha di terreno irriguo, nel 2012 è stata utilizzata principalmente per tre colture: mais (45%), grano (25%) e orzo (15%).
Rilevante è anche la conversione di quasi 61.000 ettari di terreni incolti in oliveti (4,7% dell'attuale superficie olivicola), 24.473 ettari sono stati convertiti in oliveti in asciutta e 36.603 ettari in oliveti irrigui.
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