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Crisi dei consumi d'olio d'oliva, la Spagna è in allarme

Nonostante la produzione di 1,1 milioni di tonnellate i prezzi all'ingrosso non crescono e le vendite ristagnano. A fine campagna olearia si rischiano giacenze record e tensioni tra produzione e commercio oleario

12 marzo 2020 | T N

Secondo i dati provvisori dell'Agenzia per l'informazione e il controllo degli alimenti spagnola alla fine di febbraio sono state prodotte 1.102.696 tonnellate di olio d'oliva, di cui 883.322 tonnellate in Andalusia.

E' un dato molto più basso rispetto alle 1,3 milioni di tonnellate previste a ottobre ma, nonostante questo, la preoccupazione tra gli agricoltori sta montando.

Non sono solo i prezzi a preoccupare ma i trend.

Gli aiuti all'ammasso privato adottati dall'Unione europea non sono serviti a un rialzo significativo delle quotazioni, rimaste a 2,3 euro/kg per l'extra vergine e 1,8 euro/kg per il lampante.

A preoccupare, però, è soprattutto il trend dei consumi mondiali e delle vendite iberiche. Nel mese di febbraio sono state di 96 mila tonnellate, ovvero circa 40 mila in meno dei mesi di ottobre e novembre scorso. Una diminuzione significativa che fa temere che le giacenze, a fine dalla campagna olearia, possano nuovamente essere di 600-700 mila tonnellate, con la prospettiva di una nuova stagione, la 2020/21, di prezzi bassi.

Attualmente la giacenza, nei soli frantoi iberici, ammonta a quasi un milione di tonnellate, di cui 766 mila nella sola Andalusia. Il mondo del commercio ha stock per circa 300 mila tonnellate. Quindi le giacenze complessive sono vicine a 1,3 milioni di tonnellate.

Se il trend di consumi rimarrà stabile a 100 mila tonnellate al mese, a ottobre la Spagna si troverà ad avere nuovamente giacenze record, con la prospettiva di una seconda campagna di emergenza prezzi, tensioni e proteste del mondo produttivo.

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