Mondo
Consumi mondiali di olio d'oliva in ribasso e la Spagna supera l'Italia
Il consumo di oli d'oliva in Spagna arriverà a 525 mila tonnellate, mentre in Italia si fermerà a 499 mila. A livello globale le vendite dovrebbero scendere del 2%, un dato che raffredda i prezzi, nonostante la bassa produzione iberica nei primi due mesi della campagna olearia
10 gennaio 2019 | T N
Il consumo di olio d'oliva a livello mondiale dovrebbe scendere da 3 milioni di tonnellate a 2,95 milioni di tonnellate, con un decremento globale del 2% secondo le indicazioni del Consiglio oleicolo mondiale.
La Spagna supererà l'Italia anche sul fronte dei consumi, con 525 mila tonnellate di oli di oliva previste in aumento del 12% sull'anno precedente, contro le 499 mila nazionali, invece viste in flessione dell'11%. Al terzo posto la Grecia con un consumo previsto di 130.000 tonnellate di olio d'oliva, al pari dell'anno passato. Il calo più significativo del consumo sarà quello della Francia, che passerà da 113 mila tonnellate consumate nel 2017/18 a 81 mila tonnellate nella campagna attuale, con un calo del 28%.
Per quanto riguarda i paesi produttori, che non sono membri del Coi, gli Stati Uniti rimangono il maggior consumatore di olio d'oliva, con una previsione totale di 315 mila tonnellate, una cifra che rimarrà agli stessi livelli delle ultime tre stagioni. Da parte sua, la Cina, con 48 mila tonnellate, aumenterà il suo consumo del 4%, mentre l'Australia, con 47 mila tonnellate, lo farà del 2%. In Canada diminuirà dell'8% e rimarrà a 43 mila tonnellate. Il Giappone raggiungerà le 55 mila tonnellate consumate, in flessione dell'1% rispetto alla campagna precedente.
Questi dati stanno aiutando a stemperare la corsa dei prezzi dell'olio d'oliva, in considerazione delle giacenze ridotte al lumicino in Spagna, arrivate a 268 mila tonnellate a fine novembre, contro le 323 mila della scorsa stagione.
Tutta colpa di una campagna olearia che stenta a decollare, con una produzione che a novembre è stata di solo 102 mila tonnellate, contro le 218 mila della scorsa campagna olearia.
Le condizioni climatiche della primavera e dell'estate, insieme alle piogge di novembre, non hanno aiutato la corretta maturazione dei frutti, con rese che si mantengono tre punti sotto la media e che spingono gli olivicoltori a ritardare la raccolta.
Una situazione che tuttavia non preoccupa imbottigliatori e esportatori, proprio in virtù della flessione nelle vendite di olio d'oliva, con conseguente riduzione dei flussi mensili che consentono di mantenere un equilibrio tra domanda e offerta.
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