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Il controllo del mercato oleario sia in mano alle organizzazioni dei produttori
La crisi spagnola, con cooperative andaluse che stanno raccogliendo il 40-50% in meno rispetto all'anno passato, sta portando alla luce la volontà delle coop e delle associazioni di dotarsi di nuovi strumenti di gestione dei flussi commerciali di olio di oliva
24 gennaio 2018 | T N
Siano le cooperative, le organizzazioni dei produttori e l'Interprofessione a gestire i flussi commerciali dell'olio d'oliva iberico.
E' la proposta di alcune associazioni di agricoltori e olivicoltori, come Upa Jaen, Coag Andalusia e Cooperativas Agro-alimentarias de Andalucía, che chiedono si riapra il dibattito sull'autoregolamentazione del settore, a norma degli articoli 209 e 210 del regolamento comunitario 1308/2013.
Il regolamento autorizza le organizzazioni dei produttori a gestire il prodotto, evitando oscillazioni dei prezzi, a beneficio di produttori e consumatori.
Si tratterebbe, però, di un'arma a doppio taglio poiché una simile gestione potrebbe rischiare di limitare il libero mercato, di fatto lasciando nelle mani di pochi le decisioni sui flussi commerciali e, di conseguenza, sui prezzi.
E' questa la ragione per cui, tali articoli non sono mai stati realmente applicati e anzi Bruxelles ha teso a depotenziarne l'uso.
La situazione olivicola in Spagna è però drammatica con cooperative andaluse che hanno raccolto il 40-50% in meno rispetto allo scorso anno a fine dicembre, mentre i prezzi danno solo ora segnali moderati di crescita, dopo la diminuzione delle scorse settimane.
Secondo i dati ufficiali del Ministero dell'agricoltura iberico, al 31 dicembre 2017, l'Andalusia ha prodotto solo 430.423 tonnellate di olio d' oliva, ovvero meno del 50% delle 884.900 tonnellate stimate nella Provincia autonoma.
E' questa la ragione per cui il settore chiede che i flussi di mercato siano gestiti dalle organizzazioni dei produttori, dall'interprofessione, magari sotto la sorveglianza dell'autorità nazionale antitrust.
Il percorso spagnolo sarà molto importante per il futuro dell'intero comparto olivicolo-oleario mediterraneo, Italia compresa.
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