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I consumatori francesi bocciano l'olio d'oliva biologico tunisino

La rivista “Que Choisir”, che fa capo all'Unione federale dei consumatori francesi, boccia ben sei su quindici oli extra vergini di oliva dichiarati biologici. Molti sono tunisini inranciditi. In un caso superato anche il limite di etil esteri

20 giugno 2017 | T N

Per una volta i marchi dell'industria olearia nostrana si difendono e sia Monini (100% italiano) sia Carapelli (miscela oli comunitari) passano l'esame della rivista “Que Choisir”, che fa capo all'Unione federale dei consumatori francesi.

Non altrettanto, però, per sei oli extra vergini di oliva biologici sui quindici esaminati.

L'inchiesta, pubblicata sul numero di giugno, prende in esame i parametri chimici e organolettici di brand diffusi in Francia, la maggior parte dei quali sconosciuti in Italia.

In molti casi, come si può leggere sul mensile, si tratta di oli tunisini bocciati soprattutto al panel test perchè inranciditi. In un caso l'olio presentava anche un valore di etil esteri superiore al limite consentito (35 mg/kg), segno evidente che le olive erano compromesse e fermentate.

A essere stroncati al panel test soprattutto gli oli di provenienza tunisina.

Tutto sarebbe dovuto, secondo la rivista francese, all'elevato contenuto di acidi grassi polinsaturi degli oli tunisini rispetto a quelli europei.

Ricordiamo infatti che, per clima e varietà, la composizione media degli oli tunisini, seppur rispettosa dei limiti Coi, vede contenuti in acidi grassi monoinsaturi intorno al 60%, contro il 72% italiano, e un più alto livello di polinsaturi, passando dal 10-15% di un olio europeo al 20-25%.

Gli acidi grassi polinsaturi sono più facilmente ossidabili sia di quelli monoinsaturi sia di quelli saturi. E' quindi evidente che un olio ricco di polinsaturi (come sono quelli di soia e girasole) tende a inrancidire più rapidamente.

Secondo i giornalisti francesi, quindi, gli oli biologici tunisini andrebbero consumati nel giro di pochi mesi dalla produzione poiché, se il clima favorisce la produzione biologica, è altrettanto vero che modifica la composizione acidica a scapito della conservabilità.

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