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La Spagna vitivinicola vuole seguire l'onda di quella oleicola. Come tenere testa ai prezzi iberici?

La Spagna vuole diventare leader del commercio di vino sfuso e ha lanciato l'assalto ad Amsterdam: 32 euro per un bianco comune da 11 gradi. Lo stesso vino era offerto dagli italiani a 40 euro

10 dicembre 2014 | T N

Prezzi bassi e conquista lenta di quote di mercato, a cominciare dal mercato all'ingrosso, dello sfuso, per poi penetrare, magari attraverso acquisto di noti brand all'estero, anche in quello dell'imbottigliato.

Chi pensasse che sia la strategia della Spagna oleicola si sbaglierebbe, ma non di molto. Si tratta infatti del piano della vitivinicoltura iberica che ha dato l'assalto al mercato del vino sfuso alla World Bulk Wine Exhibition di Amsterdam, come raccontato dal Gambero Rosso.

Stretta tra due colossi come Francia e Italia, che si contendono la leadership produttiva e quella qualitativa, la Spagna cerca di conquistare il suo spazio, da dove potersi allargare, a partire dal vino bulk, quello sfuso appunto, con offerte senza precedenti che, secondo alcuni operatori, hanno scombussolato il mercato mondiale.

Tutta colpa della produzione record del 2013, con 52,6 milioni di ettolitri? Oppure c'è di più?

Rievocando la storia della Spagna oleicola si vedono tracce di un minimo comun denominatore. Attrarre l'attenzione della scena internazionale, ameno nel business to business, con prezzi stracciati, far circolare il nome per imporsi come nazione emergente.

Da sola nel 2013 la regione di Castilla-La Mancha è arrivata a produrre 32 milioni di ettolitri, 14 in più rispetto al 2012.

Nel 2014 la produzione iberica è in calo ma la concorrenza è agguerrita, specie per quelle realtà cooperativistiche del sud Italia che si dedicano ancora soprattutto alla vendita di vini e mosti generici, non protetti da alcuna denominazione d'origine.

E' qui che la Spagna batte la concorrenza, come spiegato da Daniele Ferrante, enologo della Cantina Tollo: “Gli spagnoli hanno offerto del vino bianco comune da 11 gradi a 32 euro, noi la stessa tipologia di vino la proponevamo a 40 euro. Ciò vuol dire perdere un sacco di clienti. D’altra parte limare al ribasso, significa non solo mortificare il lavoro del viticoltore, ma di fatto annullare la marginalità”.

Annullare la marginalità. Altro fattore che rievoca il percorso fatto con l'olio extra vergine d'oliva, dove la struttura cooperativistica iberica si è adattata meglio e con maggiore flessibilità alle condizioni di mercato da loro create, con cooperative di secondo e terzo livello, con fusioni e acquisizioni, fino ad arrivare all'attuale colosso Hojiblanca. Un percorso che porta il sistema produttivo agricolo ad assomigliare progressivamente sempre di più a quello industriale, dove contano i volumi più che il valore aggiunto.

Ma torniamo al vino. Ha osservato Bruno Trentini, direttore generale di Cantina di Soave: “La Spagna è destinata ad essere, grazie ai volumi e ai bassi costi, sempre più un player del vino generico. Starà a noi rilanciare con l’offerta di vini caratterizzati, Doc, Igt e varietali di qualità”.

Saprà il settore vitivinicolo italiano reagire meglio di come ha fatto quello oleicolo alla sfida spagnola?

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