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Volete esportare vino in Cina? Attenti ai livelli di manganese

Stabiliti valori, piuttosto restrittivi, per alcuni metalli tra cui manganese, rame e ferro. In particolare sul primo i limiti sarebbero piuttosto restrittivi secondo una ricerca dell'Australian Wine Research Institute

23 maggio 2014 | R. T.

In Cina c'è sempre maggiore preoccupazione per la qualità del cibo. Vengono persino alimentate alcune fobie che poi hanno dure ricadute legislative.

Tra queste alcune riguardano la presenza di metalli nei cibi.

Per questa ragione, di volta in volta, vengono imposti limiti massimi di concentrazioni per diversi alimenti.

Stavolta è toccato al vino, per il quale, qualche settimana fa sono arrivati i seguenti limiti massimi consentiti: rame 1 mg/l, ferro 8 mg/l e manganese 2 mg/l.

A destare stupore tra gli operatori proprio l'imposizione di quest'ultimo limite, anche perchè non sono conosciuti effetti salutistici negativi del manganese alle concentrazioni indicate dal governo cinese.

Quali ricadute può avere una simile decisione sui commerci di vino?

Dopo l'introduzione di questo tipo di controllo nei vini importati dalla Cina, l’Australian Wine Research Institute ha analizzato i livelli di manganese in oltre 800 vini australiani e ha osservato alcune tendenze importanti.

In primo luogo, i risultati non hanno mostrato alcuna relazione con l' origine del vino.

La scoperta più interessante è che un numero significativo di vini ha superato il limite di 2 mg/l, con livelli più elevati nei vini rossi rispetto ai vini bianchi.

Ciò può essere dovuto al processo di estrazione durante la fermentazione, cioè al maggiore rilascio di manganese dalle bucce e dalla polpa. Non sono state osservate differenze significative tra le varietà di uva. Sembrano invece esserci delle variazioni significative tra le diverse annate.

Il manganese si trova naturalmente nel terreno e nell’uva. Anche alcuni trattamenti fungicidi potrebbero portare a un incremento delle concentrazioni nel vino.

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