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Nei prossimi dieci anni l'agricoltura crescerà grazie ai paesi in via di sviluppo
Dal 2013 al 2022, secondo un rapporto OECD-FAO, la produzione agricola globale crescerà in media dell'1,5% l'anno, a fronte di una crescita annua del 2,1% registrata tra il 2003 e il 2012. Nessun allarme. Ma non dovevamo raddoppiare la produzione entro il 2050?
08 giugno 2013 | T N
La limitata espansione della terra coltivata, l'aumento dei costi di produzione, la pressione crescente sulle risorse e sull'ambiente sono i principali fattori di un incremento, decisamente più contenuto, della crescita della produzione agricola nei prossimi dieci anni.
La plv agricola crescerà dell'1,5% all'anno fino al 2022, in controtendenza, però, rispetto alla crescita del 2,1% registrata nel decennio precedente.
Il rapporto OECD-FAO sostiene tuttavia che l'offerta di materie prime agricole dovrà tenere il passo con la domanda globale. I prezzi, sia dei prodotti vegetali che di quelli di origine animale, nel medio termine rimarranno tuttavia al di sopra dei valori medi storici, questo a causa della crescita più lenta della produzione e di una domanda più sostenuta, anche di biocarburanti.
Il calo della produzione, la volatilità dei prezzi e le perturbazioni dei mercati restano una minaccia per la sicurezza alimentare globale. "Fino a che le scorte alimentari nei principali paesi produttori e consumatori rimarranno basse, il rischio di volatilità dei prezzi è amplificato", avverte il rapporto. "Una siccità diffusa, come quella del 2012, in aggiunta a scorte alimentari limitate, potrebbe far aumentare i prezzi del 15-40%".
Nel dettaglio
Per quanto riguarda i cereali gli stock si manterranno bassi, con una produzione media in crescita dell'1,4% all'anno di cui il 57% proveniente dai paesi in via di sviluppo. Interessante notare, a tal proposito, che la Thailandia diventerà il primo esportatore mondiale di riso, seguita dal Vietnam. Gli Stati Uniti dovrebbero rimanere il primo esportatore mondiale di cereali e cereali secondari.
Più attenzione che ai cereali per i semi oleosi il cui incremento produttivi è destinato a essere più importante e repentino. Tra gli oli vegetali a dominare sarà sempre più l'olio di palma che arriverà presto a rappresentare il 34% del mercato.
Anche la produzione di zucchero sarà destinata a incrementare più della media, con un +2% all'anno, per merito soprattutto delle colture di canna da zucchero in Brasile e India. Il Brasile rimarrà il principale paese esportatore col 50% del commercio mondiale.
Dinamiche contrastanti per il cotone. In generale dovrebbe perdere quote di mercato a favore delle fibre sintetiche ma non in tutti i paesi. In Cina è prevista una diminuzione della produzione del 17% a cui corrisponde, però, un +25% in India.
Boom per la produzione di etanolo, con un +67% nei prossimi dieci anni. Entro il 2022, la produzione di biocarburanti consumerà una quantità significativa della produzione mondiale di canna da zucchero (28%), oli vegetali (15%) e cereali secondari (12%).
Meno carne nei paesi industrializzati ma incremento dell'allevamento fino all'80% nei paesi in via di sviluppo. In particolare la crescita più pronunciata sarà per gli avicoli che rappresenteranno il 50% dell'aumento di consumo di carne.
A fronte della crescita della zootecnia anche un incremento della produzione di latte. Nei paesi in via di sviluppo vi sarà il 74% dell'aumento delle produzioni, con l'India e la Cina che contabilizzeranno da sole il 38% dell'aumento.
L'attenzione sulla Cina
La Cina, con un quinto della popolazione mondiale, con una crescita del reddito elevata e un settore agro-alimentare in rapida espansione, avrà una grande influenza sui mercati mondiali, e su questo trend il rapporto concentra la sua attenzione. La Cina dovrebbe rimanere autosufficiente per quanto riguarda le principali coltivazioni alimentari, anche se si prevede che nel prossimo decennio la produzione rallenterà.
Secondo il rapporto la crescita dei consumi in Cina supererà la sua crescita produttiva di circa lo 0,3% l'anno, indice di un'ulteriore seppure modesta apertura del settore agricolo del paese. Nel corso dei prossimi dieci anni si prevede che le importazioni di semi oleosi aumenteranno del 40%, raggiungendo una quota pari al 59% del commercio mondiale.
Continueranno ad espandersi sia il settore lattiero-caseario che quello delle carni, e questo si tradurrà in maggiori importazioni di cereali foraggeri. Da qui al 2022 la Cina diventerà il più grande consumatore a livello mondiale di carni suine su base pro capite, superando l'Unione europea, ed il paese dovrebbe riuscire a mantenere il primato a livello mondiale nel settore dell'acquacoltura con il 63% della produzione globale, rimanendo il maggiore esportatore di pesce.
Secondo le stime della FAO, la sicurezza alimentare in Cina è migliorata, con il numero dei sottonutriti calato dal 1990 ad oggi di quasi 100 milioni di unità, nonostante la popolazione sia cresciuta di 200 milioni. Garantire la sicurezza alimentare dei circa 158 milioni di persone ancora denutriti rimane una sfida importante, avverte tuttavia il rapporto.
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