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QUANDO SONO GLI USA A FARE CULTURA DI PRODOTTO

L’extravergine fa bene alla salute? Certo, lo sappiamo bene, ma negli Stati Uniti lo si può anche apertamente spiegare al consumatore. Quali altre utili indicazioni e informazioni si possono trovare in etichetta? Ce lo insegna il prestigioso Washington Post. Intanto nelle istituzioni e sui media europei vincono l’indifferenza o peggio, ignoranza e insensibilità

26 febbraio 2005 | R. T.

La FDA statunitense con una delibera ha riconosciuto le proprietà salutari dell'olio extravergine d'oliva Per la prima volta la massima Autorità Alimentare Statunitense ha riconosciuto le proprietà terapeutiche dell'extravergine di oliva nella prevenzione delle malattie del cuore invitando i produttori a indicarle chiaramente in etichetta. In particolare la delibera della Food and Drug Administration statunitense autorizza a indicare sulle etichette dei contenitori di olio extravergine in vendita la sollecitazione "mangiare due cucchiai (circa 23 grammi) d'olio d'oliva al giorno può ridurre il rischio di danni coronarici'' e invita a usare l'extravergine per sostituire i grassi saturi abitualmente consumati.
Si tratta di una vera rivoluzione nelle abitudini alimentari degli americani avvenuta sotto la spinta della crescita esponenziale nella diffusione delle malattie dovute a una non corretta alimentazione che assume l'aspetto più eclatante nel record dei casi di obesità che interessano negli Stati Uniti un adulto su quattro (23% della popolazione adulta), un dato tre volte superiore a quello degli italiani (8,8%). La possibilità di indicare sulle confezioni dell'extravergine proprietà terapeutiche provate scientificamente rappresenta una novità assoluta nel mercato mondiale. Infatti in nessun Paese del mondo è stata autorizzata un’avvertenza del genere e, anzi, le norme europee e quelle italiane vietano esplicitamente di riportare sulle etichette dei prodotti alimentari diciture che fanno riferimento a proprietà terapeutiche.

In un articolo del 26 gennaio 2005, il prestigioso quotidiano statunitense Washington Post ha dedicato all’extravergine un intero servizio, in cui, a latere di giudizi e votazioni su vari prodotti commerciali venivano spiegate le più comuni indicazioni in etichetta.
Si tratta di informazioni basilari, che però risultano indispensabili, in un mercato, quale quello nord americano, in cui l’extravergine d’oliva non è un prodotto d’uso quotidiano.
Il Washington Post forniva, ad esempio, una comprensibile ed esaustiva definizione d’extravergine d’oliva, indicando che tale denominazione può essere usata solo per un prodotto con una chiara ed elegante percezione di fruttato.
Illustrava inoltre che la menzione “Made in Italy” è utilizzabile solo se l’olio è stato prodotto, franto e confezionato in Italia. Nell’articolo si possono anche trovare le indicazioni su “spremitura a freddo” e “prodotto da agricoltura biologica”.

Esempi imitabili? Certo, occorre che le istituzioni europee e italiane vincano l’indifferenza che mostrano nei confronti di taluni prodotti e che si attivino per valorizzare tangibilmente e così pubblicizzare efficacemente alcuni tipici alimenti che rappresentano una ricchezza per il Vecchio Continente.
Accanto all’azione, essenziale e doverosa, degli Stati e dell’Unione europea, è necessario che anche i media si attivino. Ignoranza e insensibilità su argomenti che, purtroppo, hanno spesso poca presa sul lettore dominano le redazioni dei giornali. Solo articoli o servizi folkloristici, di pochi contenuti, superficiali, se non zeppi di errori, sono programmati e pubblicati.
Occorre una svolta, energica e radicale.

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