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IL VERO COLPEVOLE DEL DELITTO? NON E' QUELL'UOMO DALLA FREDDA GENTILEZZA ECUMENICA

"Eterna ragazza", di Lidia Ravera, rimanda in qualche modo al celeberrimo "Porci con le ali". Si tratta di un romanzo moderno, per la sua adesione al concetto di trasversalità dei generi. Non è solo giallo psicologico, rosa, noir e commedia di costume. E' tutto e molto di più, con sorpresa finale

20 gennaio 2007 | Antonella Casilli

Antonella Casilli vista da Filippo Cavaliere de Raho

Quant’ è difficile avere la misura di un uomo!
E di un uomo, una donna, una ragazza quasi border line?
E’ impresa stupenda se il lettore è accompagnato, in questa carrellata di umana varietà da una scrittrice di razza: Lidia Ravera.
Eterna ragazza, il suo ultimo romanzo, edito da Rizzoli è questo e molto altro ancora.
Poiché ho tanto per dilungarmi sui pregi di queste 409 pagine è meglio che liquidiamo l’unico neo.
Se ne sta parlando poco ed in maniera errata, Norma e Sergio, i protagonisti, visto che hanno circa 54 anni, non possono che essere Antonia e Rocco (Porci con le ali) imborghesiti.
Basita a tale affermazione, prendo in prestito il titolo del bellissimo romanzo di Gianrico Carofiglio, Il passato è una terra straniera (Rizzoli) intelligenti pauca!

Un romanzo moderno per l’adesione al concetto di trasversalità dei generi : non è solo giallo psicologico, rosa, noir, commedia di costume è tutto e molto di più.
Un romanzo antico perché non è solo una felice e fedele trasposizione della realtà, ma principalmente una veridica invenzione.
La modalità del romanzo è sostanzialmente un espediente dell’autrice per affondare a piene mani nel verosimile; in questo libro ciascuno può rintracciare una scintilla della propria realtà.

Con rigore maniacale nella ricerca della parola giusta, ed altrettanto calore nei fatti raccontati, si narra di Norma, 49 anni separata, un figlio diciottenne Nicola, ha per vicini di casa del suo borghesissimo appartamento romano, Sergio, medico ortopedico suo coetaneo, la sua baby moglie, e la figlia del precedente matrimonio, sedicenne disturbata Monica.

Sergio, che Norma, ad alta voce, anche alla sua migliore amica Silvia descrive come "un prete spretato con una fredda gentilezza ecumenica, un po’ viscida un po’ calata dall’alto", in verità le assomiglia come “un fratello di sangue”, forse è per questo che si coinvolge in una “parossistica attenzione nei confronti del vicino”.

Non senza morbosità ascolta litigi, gioie ed amplessi, sino a che un delitto non interrompe questo circolo vizioso.
Martina, la giovane moglie di Sergio, viene trovata uccisa; lui si autoaccusa del crimine ed affida Monica a Norma.
Passano gli anni sino al compimento dell’ espiazione della pena; i cronisti che hanno dato notizia del crimine, non sono interessati a dare notizia dell’estinguersi della pena, la notizia, riflette, è “il crimine, non l’espiazione”.

La gente, sa bene, è come “una divinità armata di giudizi e pregiudizi, di cui tutti sono costretti a curarsi”.
Norma, il cui nome è la metafora del comportamento, la dimensione normativa dell’agire, capisce che Sergio si è accusato di un crimine non commesso per proteggere la figlia che ritiene colpevole dell’omicidio. Mi sembra sublime questo amore del padre che pur nella tragicità del momento trova la lucida organizzazione del pensiero per proteggere la figlia.

Sarà Norma, agita dall’amore per uomini e verità, che riuscirà, con un finale ad effetto, a individuare il vero colpevole del delitto.
Il suo agire la inquadra come una donna scientemente fuori dal coro, sempre pronta a slanci tipicamente giovanili, da eterna ragazza appunto.



Lidia Ravera, Eterna ragazza, Rizzoli, pp. 409, euro 18,50

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