Libri
Nel nome del pane: l’agroalimentare dei nostri giorni in un romanzo, forse
L’opera prima di Luigi Chiarello incuriosisce dal titolo e avvia lungo un percorso che interroga ciascuno di noi sul rapporto personale, e poi della società tutta, col cibo. Il passato sono storia e simboli, il presente è un’incognita
28 novembre 2025 | 11:00 | Alberto Grimelli
L’editore del libro “Nel nome del pane”, opera prima di Luigi Chiarello, lo identifica come “thriller alimentare”. Non sono così convinto di questa definizione.
E’ vero che Chiarello utilizza l’arma del romanzo giallo ma è un trucco, ben riuscito a onor del vero, per una digressione nel passato, presente e futuro del cibo. Ovviamente non ha i canoni del romanzo d’azione, avendo digressioni storiche, artistiche, culturali e pure numerologiche (20 pagine sole per fortuna!) che guardano a una certa tradizione della letteratura russa, come quella di Lev Tolstoj, per analisi introspettiva dei personaggi ma anche riflessioni etiche e filosofiche. Allora è un saggio? Non lo è perché i puristi inorridirebbero di fronte a una prosa che riecheggia quella di Dan Brown.
Se dovessi descriverlo allora utilizzerei quasi la definizione di romanzo di formazione. In questo caso, però, non è un personaggio a crescere nel romanzo ma il lettore stesso. Si parte dal presupposto che il lettore abbia una scarsa consapevolezza del valore del cibo, ridotto fin troppo spesso a puro conteggio calorico, arrivando alla sua illustrazione come arma del XXI secolo.
E’ un romanzo che parla del potere del cibo per ciascuno e per tutti: dalla pura tentazione gastronomica del panino gourmet addentato dal professor Verdi nelle prime fasi, per passare alle dinamiche speculative e finanziarie sulle derrate agricole, per arrivare a un futuro in cui l’agroalimentare può diventare un elemento di dominio sulla stessa società.
Esagerazioni? Forse…
Si chiude l’ultima pagina del romanzo di Chiarello con un “si vabbè” ma anche una leggera inquietudine, perché i dettagli contano e nel romanzo ce ne sono fin troppi. Troppo analitiche certe descrizioni perché siano solo frutto della creatività e fantasia di un romanziere.
Ecco l’altro volto di “Nel nome del pane”: un romanzo d’inchiesta. Luigi Chiarello è una firma autorevole del giornalismo agroalimentare e i tratti di realismo e una certa prosa pubblicistica emergono con prepotenza, troppo prepotenza per non pensare che ci sia un fondo di verità nel racconto (e aggiungo presumibilmente molto più di un fondo).
In una civiltà mercantilistica, come quella che siamo diventata, il pensiero che tutto si riduca al denaro è preponderante. Ma il cibo è anche potere, potere vero semplicemente poiché non ne possiamo fare a meno. E non tutti sono interessati solo al denaro. La storia dell’umanità insegna che alcune rivoluzioni hanno mosso i passi da ideologie, filosofie, simbolismi che, però, hanno sempre toccato il cibo: dal Boston Tea Party che diede origine alla rivoluzione americana fino alle numerose rivolte del pane che hanno punteggiato la storia occidentale.
Chi controlla il cibo controlla il mondo. E chi controlla il cibo oggi? Siamo davvero sicuri di saperlo?
Titolo: Nel nome del pane
Auore: Luigi A. Chiarello
Editore: Guerini e Associati
Pagine: 584
Prezzo: 22,38 euro
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