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DAL SOGNO DEL PARADISO IN TERRA AL MITO DEL BUON SELVAGGIO

Con il libro "Immaginario di viaggio e immaginario utopico", il filosofo Giovanni Bossi lascia esprimere il desiderio di felicità diffusi nei resoconti di viaggio dal Medioevo all'Illuminismo

27 dicembre 2003 | Anna Goffi

Il sogno di una realtà diversa da quella sperimentata ogni giorno, in cui l’uomo potesse vivere senza soffrire, ha accompagnato la diffusione del cristianesimo. Da allora, il desiderio di felicità si presenta o come nostalgia delle origini dell’umanità nel paradiso terrestre o come speranza della discesa dal cielo della Nuova Gerusalemme nell’ultimo giorno. Ma una beatitudine al di là della storia si trova in tempi inaccessibili alla vita dell’uomo. Il sognatore di viaggi può immaginare la terra felice oltre l’orizzonte invece che oltre la storia. L’immaginario di viaggio dà una forma spaziale al desiderio di felicità e, soprattutto, è capace di far fluire lo spazio e il tempo l’uno nell’altro. Qualsiasi itinerario è scandito da momenti che corrispondono a luoghi, ed è sempre possibile osservarne su una mappa il diario; ma, di nuovo, all’inverso, la carta geografica può convertirsi in un calendario.
“Ho scritto un libro sull’immaginario di viaggio – dichiara Giovanni Bossi - anche perché mi piace viaggiare. Il giorno di Natale del 1999 mi trovavo a Kathmandu, quest’ultima Pasqua in un’area del Sahara libico costellata di laghi che facevano pensare alle raffigurazioni del giardino edenico nei diari di viaggio. Guardando Kathmandu su una carta geografica mi viene in mente quel Natale, e il lago Gabraun, perso nel Sahara, evoca in me il giorno di Pasqua.” Rende bene l’idea dell’interscambiabilità di mappe e calendari, di tempi e luoghi, un’indicazione di come raggiungere il Paese di Cuccagna. Un canto tedesco del XVI ci spiega che Cuccagna “si trova tre miglia dietro Natale, [...] a sinistra, vicino al Paradiso”.
Il libro di Giovanni Bossi è un’attenta, rigorosa e originale ricostruzione di come il sogno del paradiso in terra attraversi i resoconti di viaggi, reali o immaginari, tra il Medioevo e l’Illuminismo. Nel Medioevo (in Marco Polo, Odorico da Pordenone, John Mandeville, per esempio) la beatitudine paradisiaca si unisce alle fantasie delle meraviglie d’oriente e di favolose ricchezze offerte spontaneamente dalla natura, senza bisogno di alcun lavoro. Se l’abbondanza oltrepassa qualsiasi desiderio, diviene inutile la proprietà e tutto è di tutti. Cuccagna, il paese in cui la cultura popolare ha trasformato il giardino dell’Eden, è un vero e proprio paradiso alimentare, in cui l’intera natura diventa festa e banchetto e l’assenza di proprietà si manifesta nella convivialità della comunità riunita intorno al cibo. Il paesaggio è un alimento per l’uomo: i fiumi sono di vernaccia, la cacciagione finisce, ovviamente già cucinata, in bocca agli abitanti, le case sono di pan biscotto e imbiancate di ricotta. L’uomo ritrova la natura nel ventre, e insieme è nutrito dalla natura come un bambino nel ventre materno: a Cuccagna la rotonda cinta del giardino paradisiaco assume l’aspetto del grembo materno. Il rapporto tra la smodata abbondanza di cibo e le valenze alimentare e materna del ventre è ben esemplificato dalla scena del parto di Pantagruel in Rabelais: dal ventre spalancato della madre sbuca fuori una carovana di antipasti. È qui evidente quanto le immagini del cibo siano legate a quelle del corpo e della riproduzione (fertilità, crescita, nascita). Se Colombo è ammaliato dalla bellezza del nuovo mondo, la cultura popolare sembra guardare ad esso da un punto di vista gastronomico, fino a esclamare: “Quanto è buono il mondo nuovo”!
A partire da Colombo e Vespucci, il sogno del paradiso terrestre si unisce al tema del “mondo nuovo e diverso”, in cui, a volte, gli indigeni, nudi senza alcuna malizia, ricordano Adamo ed Eva prima del peccato originale. Dal tema degli indigeni innocenti si sviluppano gli elementi del mito dei buoni selvaggi, che qui incontriamo nella raffigurazione di Tahiti da parte di Bougainville. Il pensiero utopico di Moro, Campanella, Bacone, con il progetto di una società ideale costruita dalla ragione dell’uomo, fa da tramite fra le fantastiche meraviglie raffigurate dai viaggiatori del Medioevo e del Rinascimento e il mito illuminista del buon selvaggio.
Queste diverse modalità del sogno della felicità non si presentano una in alternativa all’altra: nella cartografia dell’immaginario Eden o Gerusalemme celeste, lussureggiante vegetazione di isole eternamente primaverili, giardini o palazzi incantati, paesi di Utopia o di Cuccagna, incontaminata natura di selvaggi privi di storia si fanno posto a vicenda. Come insegna Colombo, che ha fatto rotta a ovest per raggiungere insieme l’oriente e le origini paradisiache dell’umanità, al di là di ogni orizzonte lo spazio assorbe in sé il tempo: una spazialità aperta al libero fluire di tempi diversi è il giardino delle meraviglie da sempre sognato.




Giovanni Bossi,Immaginario di viaggio e immaginario utopico. Dal sogno del paradiso in terra al mito del buon selvaggio, Edizioni Mimesis, Milano 2003, pp. 240, 17 euro


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