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CI VEDIAMO AL BAR BITURICO? UN APPUNTAMENTO CON PAOLO DONI

Gli incontri tra un uomo e una ragazzina. Una trama di desideri e disillusioni narrate in prima persona. Giada osserva con sguardo critico il mondo degli adulti. Con occhi sagaci e mai morbosi, l'uomo, un professore, nota subito che lei “si muove come se fosse impaziente di fare l’amore”

20 maggio 2006 | Antonella Casilli

Lo scrittore dovrebbe fornire un punto di vista
eccentrico ma non futile, non gratuito
.
Giuseppe Pontiggia




Due voci sullo sfondo di una Capri assolata si intrecciano dando vita ad una sorta di conversazione: sono Giada di anni 13 (direi solo 13 se è una leonessa) e Bruno, il professore di anni 62 e 7 mesi.

Fondamentale è il titolo Ci vediamo al Bar Biturico i protagonisti si intuisce non sono né il professore né la ninfetta, ma il loro incontrarsi, il loro studiarsi.
Questi incontri creano una trama di desideri e disillusioni narrate in prima persona permettendo così al lettore di entrare subito in sintonia con la storia.
Apparentemente una storia semplice.

Giada, figlia di gommisti proiettati alla crescita sociale e culturale, suo malgrado si trova a dover trascorrere agosto a Capri, è quindi più che disposta ad osservare, con sguardo critico, non solo i genitori ma tutti gli adulti che entrano nel suo raggio visivo.
Il professore si trova a Capri, come d’abitudine, insieme alla moglie, intellettuale fedifraga, presa dalle riletture estive, sente l’assenza dell’unico figlio (“penso a lui ogni notte”) e guarda la conturbante ragazzina(“come si chiama”).
Con sguardo acuto e mai morboso il professore nota subito che Giada “si muove come se fosse impaziente di fare l’amore”.

In verità ogni gesto, ogni parola di Giada, di questa post femminista è finalizzata ad una sperimentazione affettiva e sessuale.
E’ attenta ai cambiamenti del proprio corpo, ha desideri e pulsioni che ogni tanto sembrano travolgerla aprendole nuovi ruoli.

Con una ruvidezza tipica del linguaggio giovanile, Giada fa scendere in campo la personalità reale e immaginaria delle figure genitoriali, degli adolescenti che la circondano, del prof.

Con un corposo ed elegante linguaggio da vecchio intellettuale il prof. esamina le proprie sensazioni (“Giada m’è scoppiata nel cervello”) creando con la ragazza un dialogo fatto di sguardi che si oppongono alla non comunicazione.

Entrambi offrono specchi di vita che come i vetri di un caleidoscopio si compongono armoniosamente in immagini.
Questi flash, nonostante luoghi comuni e tecnicismi, consentono di cogliere lo spessore umano delle problematiche esistenziali della moderna umanità.
Il muto dialogo continua anche quando arriva, bello come un dio greco (pronto ma non predisposto ad attirare gli sguardi femminili) il figlio di Bruno, Andrea.

Giada concentra le proprie emozioni solo su Andrea, mentre il professore continua ad analizzare l’essere di Giada ed Andrea.
E’ questo un modo di ripercorrere la propria esperienza, di guardarsi allo specchio, di chiedersi che ne sarà del futuro (“l’anno prossimo sarai sottoterra imbecille”).

Paolo Doni è lo pseudonimo con il quale l’autore ha firmato Ci vediamo al Bar Biturico per i tipi di Guanda. Chiunque tu sia, oh autore, come ti è riuscito di guardare perfettamente e contemporaneamente il mondo con gli occhi di un uomo adulto e di una bambina-giovane donna?
Avrai guardato al tuo passato o immaginato il tuo futuro per scrivere questa bellissima metafora della società attuale?




Paolo Doni, Ci vediamo al Bar Biturico, Guanda, pp. 129, euro 12

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