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IN "MIA MADRE, LA MIA BAMBINA", LE EMOZIONI DI UN AMORE SPECIALE

Nel libro di Tahar Ben Jelloun, il racconto dell'intenso legame tra l'autore e la propria madre, colpita dal morbo di Alzheimer. La storia ripercorre le vicende umane di Lalla Fatma, donna dalla forte personalità che si trasforma in figura irrimediabilmente assente

13 maggio 2006 | Antonella Casilli

Che Dio ti conceda la salute e ti conservi per noi,
eterna, presente e felice del nostro amore. Amen

Tahar Ben Jelloun



Già ai tempi dei Greci si dedicava un giorno dell’anno a Rea, madre degli dei.
La Chiesa fece poi sua, questa festa pagana, dedicando un giorno alla celebrazione della Madre della Chiesa ma anche della madre terrena.
Il festeggiamento nella seconda domenica di maggio ha origini più recenti e si deve ad una donna americana ed è grazie a lei che successivamente il Presidente Wilson ufficializzò la festa nel 1914. Ormai in molti paesi al mondo la seconda domenica di maggio si festeggia la mamma. Rose rosa per le mamme terrene e rose bianche per le mamme che non ci sono più.
E durante il resto dell’anno?

In Mia madre, la mia bambina di Tahar Ben Jelloun edito da Einaudi l’autore racconta come ha alimentato ogni giorno il legame d’amore con la propria madre colpita da Alzheimer.
Il racconto, breve ma di particolare intensità attraversa quattro anni di vita dell’ autore e della propria mamma emarginata nella propria malattia.
E’un amore straordinario quello narrato da Tahar in questa specie di resoconto della vita interiore dove sono registrate tutte le emozioni che prova il figlio per l’inconsistente evanescenza materna.

Questo racconto ripercorre i momenti dell’avventura umana di Lalla Fatma che da donna dalla forte personalità si trasforma, sotto gli occhi amorevolmente impotenti del figlio, in una donna irrimediabilmente assente.
Con questo romanzo, robusto e importante, l’autore impegna contemporaneamente la sfera razionale ed emozionale del lettore, permettendogli di dare voce meglio, con più ricchezza, con più dettagli, con più sfumature al proprio sentire.
Con un narrare semplice, Tahar esprime profondità di sentimenti e delicati stati d’animo basati sull’assoluta comprensione della madre quantunque soffra per la mancanza di complicità attiva.

Lo stesso titolo: Mia madre, la mia bambina, non lascia dubbi sul tipo di rapporto che deve necessariamente instaurarsi tra un malato che richiede assoluta comprensione senza poter offrire altro che parole non dette proprio come un neonato in balia dell’amore dei genitori.

Nei sussulti di comunicazione la madre pone domande a cui è il figlio stesso a dover rispondere perché lei è passata ad altro.
Ma rispondere con la propria alla voce dell’altro è uscire da sé ed uscire da sé è riacquistare la consapevolezza di se stessi.
Questo libro, quantunque doloroso, non può definirsi triste perché il coinvolgimento di tutto il narrare è una continua scoperta di propri sentimenti profondi.



Tahar Ben Jelloun, Mia madre, la mia bambina, traduzione di Margherita Botto, Einaudi, collana Supercoralli, pp. 184, euro 16,50

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