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La fuga del Signor Monde

Una casupola dorata in aperta campagna con una donna grassa che faceva il bucato. Un luogo in cui anche l’inverno più rigido odora di primavera ed è facile lasciarsi andare alla dolcezza dell’oblio. Paola Cerana legge per noi Georges Simenon

05 marzo 2011 | Paola Cerana



Ho consumato gran parte di domenica pomeriggio a letto, insieme a uno scrittore che amo. Lo amo a tal punto che quando sto con lui dimentico il mondo e il tempo, divento pigra e mi abbandono completamente, sedotta dalle sue parole.

Cos’avrei potuto chiedere di meglio? Fuori, una pioggerella insolente bussava alla mia malinconia, invano nonostante la sua insistenza. Dentro, invece, grazie al mio complice compagno, la stanza s'è colorata tutt’a un tratto d’un azzurro chiarissimo, infantile, come se mi trovassi improvvisamente immersa nell’acquerello di un bambino... il letto s'è fatto mare e sul soffitto i gabbiani hanno cominciato a danzare nel vento ridendo di me, di noi distesi quaggiù, immobili sotto le loro ali bianche, e un profumo di libertà ha preso a inebriare sempre più i miei sensi…

Quando sto con lui succede sempre così! Questa volta, mi ha portato via in treno, senza alcun preavviso. Il ritmo del treno si è impossessato di noi … una cadenza regolare sul cui sottofondo si inserivano, come le parole delle canzoni, spezzoni di frasi, ricordi, immagini che scorrevano davanti agli occhi, una casupola dorata in aperta campagna con una donna grassa che faceva il bucato, un capostazione che agitava la bandierina rossa in una stazione giocattolo … Siamo, così, fuggiti da una Parigi scompigliata da schiaffi d’aria gelida, per ritrovarci nel tiepido sud della Francia, tra i profumi speziati di Marsiglia e i tramonti rosa di Nizza. Qui, anche l’inverno più rigido odora di primavera ed è facile lasciarsi andare alla dolcezza dell’oblio, giocare all’adolescenza e farsi sordi al richiamo del presente…

Lui, il mio compagno di viaggio di oggi, è Georges Simenon. Ho trovato il suo ultimo libro questa mattina in libreria e, appena ho potuto, mi son rifugiata nella mia stanza, ho chiuso fuori il mondo e ho bevuto quelle pagine in un sol sorso, rivivendo le atmosfere romantiche e sensuali che sempre animano i suoi racconti.

Mi pare un dono, ogni volta che esce un romanzo di un autore che amo, a maggior ragione se scomparso. Sa di miracoloso. E’ come se si trattasse di un amante che arriva ogni volta puntuale a un tacito appuntamento, sempre con una sorpresa, ogni volta diversa eppure immancabilmente fedele al suo stile, per stupire ma, al tempo stesso, rassicurare la sua innamorata di sempre. E, come ogni amante che si rispetti, non delude mai le attese, anzi … supera se stesso ad ogni incontro.



Questo libro, edito da Adelphi, s’intitola La fuga del Signor Monde e fu scritto da Simenon nell’aprile del 1944, in Vandea. Racconta la storia di un ricco parigino, il signor Norbert Monde, che il giorno del suo quarantottesimo compleanno decide di cambiar vita per cominciare a vivere finalmente la sua. Cosa che avrebbe voluto fare sin da ragazzo, senza, però, trovare mai il coraggio.

Il sole ebbe un ruolo fondamentale quel giorno… Dopo molte peripezie, il signor Monde riprenderà la sua identità, senza però essere più la stessa persona. Sarà un uomo libero, senza più fantasmi né ombre, capace di guardare la gente negli occhi con fredda serenità.

Il manoscritto apparve solo un anno dopo, nel ’45, e Jean Renoir lo trovò magnifico, tanto da volerne trarre un film.
Io questo bellissimo film l’ho vissuto oggi, nell’intimità del mio letto, anzi … del mio mare, e ora che i gabbiani si son rassegnati al riposo della notte, a me pare ancora di girovagare a braccetto con Simenon per le infinite sfumature del suo acquerello …

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