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IL '68 DELLA SOCIETA' RURALE E L'UCCISIONE DI DUE BRACCIANTI

Nell'ultimo libro di Alfonso Pascale, da poco in libreria, si esamina il periodo storico che ha visto avanzare nelle coscienze il moto della contestazione. Si tratta di una ricerca storica utile a quanti vogliano ricostruire il recente passato di un mondo forse meno esposto ma ugualmente attraversato dai venti della critica e dal rifiuto delle gerarchie

20 novembre 2004 | T N

A differenza di quanto avvenne in altre parti del mondo, il moto di contestazione che, nella seconda metà degli anni Sessanta del secolo scorso, trasformò le coscienze, i modelli di vita e l’organizzazione collettiva di parti estese della società italiana vide protagonista, in forme originali, anche il mondo rurale. Lo sostiene Alfonso Pascale in una ricerca storica dal titolo Il '68 delle campagne.

La rapidità con cui eravamo appena diventati un paese industriale fece sì che crisi della società moderna e crisi della società agricola tradizionale si aggrovigliassero, provocando un diffuso disagio. Pertanto, anche nelle aree rurali soffiarono i venti della critica antiautoritaria, del rifiuto delle gerarchie, della domanda di libertà e della rottura del rapporto pedagogico con il passato.

In tale contesto, il ’68 delle campagne si caratterizzò, al di là degli obiettivi immediati, nel conquistare gli spazi necessari per trasfondere nella modernità quella coscienza individuale, quel bisogno profondo di autonomia della persona umana, quell’agire responsabile dei singoli nel contesto sociale, quella naturale vocazione delle donne e degli uomini a preservare le risorse territoriali, in sostanza quei valori positivi che in parte avevano identificato la preesistente società rurale.

L'autore - già noto ai lettori di "Teatro Naturale" - ripercorre le vicende del mondo agricolo in quell’anno turbolento, dalla contestazione a Bonomi, il primo marzo alla Fiera di Verona, alla manifestazione dei sessantamila coltivatori dell’Alleanza, il 5 luglio a Roma, alle “cinque giornate” dei viticoltori di Asti dell’autunno, fino ai fatti di Avola, dove il 2 dicembre i braccianti Angelo Sigona e Giuseppe Scibilia furono uccisi dalla polizia nel corso di una protesta sindacale.

Il racconto delle iniziative di lotta si intreccia con la descrizione delle novità che si manifestano nel sistema produttivo, nel paesaggio agrario, nella cultura di massa, nelle relazioni familiari, nelle organizzazioni sociali, negli assetti civili dei territori rurali. La portata virulenta di quegli sconvolgimenti segnala anche l’avvio della crisi dei partiti e delle distorte relazioni tra la società e lo Stato, che esploderà nei decenni successivi.

L’indagine sugli aspetti rurali del ’68 italiano permette così di collocare la rottura di quegli anni in una dimensione più ampia di quella che solitamente viene attribuita dal senso comune e conferma l’affascinante intuizione di Carlo Levi sulla “contemporaneità dei tempi”, che caratterizza il nostro paese: “qui ogni cosa rimane senza perdersi e le contraddizioni divengono identità”.

Stampato nel settembre 2004, il volume costa 7,50 euro; può essere richiesto direttamente a RCE edizioni (Tel. 0975 384163 – Fax 0975 384928 – e-mail: rceedizioni@libero.it)

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