Italia

Il paradosso dell’olio d’oliva. Crescono i consumi, diminuiscono i prezzi

Le organizzazione agricole alla ricerca delle ragioni di questa strana dinamica, ma senza ansia. Nel settore oliandolo gli investimenti continuano crescere

26 luglio 2008 | Ernesto Vania

Lo strano fenomeno, crescita dei consumi a livello mondiale e diminuzione dei prezzi, è noto da tempo a olivicoltori e frantoiani.
Di volta in volta si attribuiscono responsabilità a impennate produttive o a stock molto elevati. Giustificazioni che non possono però essere addotte per la presente campagna che, a fronte di giacenze “normali” e produzioni sostanzialmente stabili a livello mondiale ha visto un calo delle quotazioni.

"Ci aspettavamo una domanda vivace ed un prezzo sostenuto - ha detto il Presidente della Confagricoltura Federico Secchioni - tra l'altro in un momento in cui la maggior parte dei prodotti agroalimentari, dai cereali al latte, ha avuto forti aumenti." Confagricoltura ricorda che l'Italia ha prodotto, in questa campagna, 500 mila tonnellate di olio (il 23% del totale della Ue), con una flessione di oltre il 15% rispetto alla campagna precedente. E che in Europa il calo è ancora è stato ancora più consistente (-17 %). Contemporaneamente il livello dei consumi nel mondo, pari a circa 2,928 milioni di tonnellate, potrebbe superare il primato storico per il settore, con un incremento dell'1% rispetto alla scorsa campagna. "Eppure - ha continuato il presidente Vecchioni - abbiamo avuto una diminuzione dei prezzi in media del 20%, con percentuali più basse solo per le Dop."

“Tra le imprese olivicole del nostro Paese c'è voglia di crescere, di produrre e di tornare al investire". Afferma Massimo Gargano presidente di Unaprol, Consorzio Olivicolo Italiano. E questa è la reazione positiva di un sistema produttivo che crede nel valore aggiunto che il legame tra l'olio extra vergine di oliva e il carattere distintivo del territorio può conferire al prodotto di qualita'".

L'immagine che emerge dall'ultimo rapporto Unaprol è quella di un settore in continua espansione, che scommette sul valore competitivo del territorio e del rapporto con i consumatori e che rilancia gli investimenti a tutto campo.
Dall'indagine risulta che il 38% delle aziende olivicole italiane intende effettuare nuovi investimenti. Il 14% prevede di realizzare attività nel campo della qualità e tracciabilità degli oli extra vergini di oliva. Il 33% nel miglioramento delle tecniche colturali, il 18% nel marketing, il 5% nutre interesse per l'innovazione varietale, mentre Il 26% delle imprese si dichiara disponibile a cofinanziare progetti di informazione e promozione del prodotto. Il 34% delle imprese dichiara altresì di voler acquistare nuovi serbatoi per lo stoccaggio dell'olio di oliva; il 17% ha intenzione di acquistare impianti di confezionamento; il 16% effettuerà invece interventi strutturali sui fabbricati e il 13% del campione intervistato intende realizzare il proprio punto vendita e anche un sito internet aziendale.

"Abbattere i costi per rendere più competitive le nostre imprese - aggiunge Ranieri Filo della Torre direttore di Unaprol - è diventato l'imperativo per essere vincenti nel mercato globale. Le opportunità - ha affermato - ci sono tutte e sono già contenute nella nuova PAC. Con i suoi strumenti si possono realizzare nuovi oliveti o razionalizzare quelli esistenti, ammodernare l'intero sistema della trasformazione nazionale grazie anche al trasferimento di nuove tecnologie".

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