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I giovani e il vino: rapporto sempre più consapevole

I giovani e il vino: rapporto sempre più consapevole

Aumentano i giovani consumatori consapevoli della Generazione Z e i Millenials. Sale l’indice di gradimento per i vini biologici/sostenibili, tra i prodotti con maggior potenziale di crescita

31 marzo 2022 | C. S.

Come prima, più di prima: il gradimento degli italiani per il vino rimane altissimo, ancora più alto rispetto all’ultimo periodo pre-Covid. Nell’ultimo anno l’89% degli italiani ha infatti bevuto vino - dato in crescita rispetto a tre anni fa - per effetto soprattutto di un’impennata della platea di giovani maggiorenni, protagonisti di un approccio moderato e consapevole. Lo dice l’ultima indagine “Gli italiani e il vino”, presentata a Roma alla conferenza stampa della 54ª edizione di Vinitaly dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, che ha voluto confrontare il rapporto tra gli italiani e il vino con un sondaggio molto simile a quello realizzato nel 2019. 

Ne emerge un quadro di immutata passione verso la bevanda principe del Belpaese a cui si aggiunge una accresciuta curiosità da parte dei giovani. Rispetto al 2019 i consumatori appartenenti a Generazione Z e Millennials (18-41 anni) sono infatti considerevolmente aumentati sul piano numerico (dall’84% al 90%) ma non sulle quantità, mentre rimane invariata l’incidenza dei consumatori della Generazione X (89%, 42-57 anni) e si abbassa la quota dei Baby Boomers (over 57 anni), che perdono il primato della numerosità (non della frequenza al consumo) passando dal 93% al 90%. Rispetto a solo 3 anni fa sono diversi i caratteri di novità anche legati alle tipologie preferite. Secondo l’indagine, presentata a 10 giorni dal ritorno di Vinitaly (10-13 aprile a Veronafiere), il trend di crescita più marcato riguarda i consumi di vini mixati – principalmente gli spritz – che incontrano una penetrazione del 63% della platea (vs il 56% del 2019). Incrementano bene anche tutte le altre tipologie, con gli spumanti, i rossi e i bianchi, tutti all’81% (erano al 77%) e i rosati al 63% (vs il 57% nel 2019). Ma numerosità non fa sempre rima con quantità: lo spumante, ma anche i rosati e lo spritz sono infatti oggetto di consumi saltuari in particolare da parte degli under 40, con una quota di chi li beve settimanalmente sotto il 20%. Diverso l’approccio sul vino rosso, che rimane lo zoccolo duro degli abitudinari con circa il 60% dei Baby Boomers che lo consuma 2-3 volte a settimana e addirittura 1/3 tutti i giorni. 

Per il responsabile di Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini: “La crescita dei vini premium in gdo, a partire dagli spumanti, è un’eredità che il Covid ci lascia e che, unita alla ripresa dei consumi fuori-casa, può condurre a un incremento nel valore di mercato del vino consumato in Italia, oggi pari a 13,8 miliardi di euro, il 7% in meno di quanto raggiunto nel 2019”

La luce verde tra gli italiani e il vino non riguarda solo i consumi - che sono aumentati rispetto all’immediato pre-Covid (2019) - ma anche le scelte future dei consumatori. Sale infatti l’indice di gradimento per i vini biologici/sostenibili che conquistano il primo posto tra i prodotti indicati a maggior potenziale di crescita nei prossimi anni con il 27% delle preferenze, ai danni dei vitigni autoctoni che in 3 anni passano dal 28% al 22%. Una rivoluzione verde trainata dai Millennials (27-41 anni) la cui quota in favore delle scelte green sale a oltre il 32%, mentre gli autoctoni scendono al 18%. Lo dice l’ultima indagine “Gli italiani e il vino”, presentata oggi a Roma alla conferenza stampa della 54^ edizione di Vinitaly dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor.

In particolare, secondo l’indagine dell’Osservatorio realizzata su un campione rappresentativo a livello nazionale, è forte la motivazione sui vini sostenibili, con i consumatori disposti a spendere in media quasi il 10% in più pur di sposare la scelta etica. Consumi responsabili non solo in ottica ambientale: in relazione alla moderazione dei consumi, ancora una volta si distinguono i giovani, a riprova che lo “sballo” coinvolge in maniera molto marginale il vino. In media, infatti, negli ultimi 12 mesi gli italiani hanno consumato 4,1 bicchieri pro-capite alla settimana (erano 3,8% nel 2019), con i Millennials che si fermano a quota 3,5 e i Baby Boomers (over 57 anni) che invece si confermano i più assidui del calice. Ma le differenze rispetto al periodo pre-pandemico non finiscono qui. Se la regionalità (Veneto, Toscana, Piemonte in testa, ma anche Puglia e Sicilia) rimane un punto fermo tra le preferenze future dei consumatori, cresce la tendenza legata ai vini facili da bere, leggeri, a bassa gradazione oppure low and no alcol. Relativamente a questi ultimi, 2 intervistati su 3 non escludono di provarli in futuro, dato che sale quasi al 75% per le donne. 

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