Italia
Altro annus horribilis per l'olio di oliva italiano e il rimbalzo non ci sarà
Il dato finale per la campagna olearia 2016/17 è stato di 182 mila tonnellate, peggio delle 222 mila del 2014. Previsto un incremento produttivo per la prossima campagna olearia ma molte le regioni in difficoltà, secondo il resoconto di Ismea
27 luglio 2017 | C. S.
Per il settore dell’olio di oliva, la campagna 2016/2017 si archivia come la peggiore degli ultimi decenni. Secondo la stima ISMEA su dati Agea, infatti, la produzione si è attestata a 182 mila tonnellate, con un calo del 62% rispetto all’annata precedente. Un dato ben peggiore delle già basse stime realizzate in corso di campagna.
È stata quindi l’annata peggiore degli ultimi decenni, superando in negativo il 2014 che, con un volume produttivo pari a 222 mila tonnellate, era stato considerato “annus horribilis” dell’olivicoltura italiana.
La scarsa produzione ha condizionato notevolmente sia il mercato interno, con prezzi all’origine dell’extravergine che, in alcuni periodi, hanno superato i 6 euro/kg, come media nazionale, sia gli scambi con l’estero, che nei primi quattro mesi del 2017 hanno registrato una flessione del 19% dei volumi esportati e un contemporaneo incremento del 20% degli acquisti, soprattutto di olio di provenienza spagnola.
La campagna di raccolta 2017/18 si prospetta più abbondante di quella precedente ma risentirà certamente degli effetti di un inverno particolarmente rigido, seguito da gelate primaverili e siccità estiva.
Con altissima probabilità si avrà una produzione più abbondante di quella del 2016, ma a preoccupare è l’entità dell’aumento.
Le attese di tornare sui livelli “normali” si stanno, infatti, scontrando con problemi climatici e fitosanitari, per cui si pensa già ad un incremento meno consistente rispetto a quanto auspicato subito dopo la promettente fioritura.
Del resto questa campagna ha convissuto con molte problematiche a partire dall’inverno particolarmente rigido, seguito da gelate primaverili e siccità estiva. Per finire anche le grandinate di fine luglio.
In Sicilia il caldo e la mancanza di precipitazioni – non piove in modo significativo da marzo –, mette in sofferenza l’oliveto regionale che, dopo un’ottima fioritura e una buona allegagione, ora è nella fase
cruciale con l’indurimento del nocciolo. Tradizionalmente le aree irrigue sono quelle dove ci sono anche gli impianti a oliva da mensa, mentre l’irrigazione nelle aree con solo oliveti da olio è meno diffusa. In alcuni casi si sono verificati anche fenomeni di cascola piuttosto accentuati dovuti, probabilmente, alle escursioni termiche tra il giorno e la notte. Infatti la prima decade di giugno è stata caratterizzata da giornate calde e serate con abbassamenti repentini della temperatura. L'alternanza delle temperature calde e fredde, peraltro, fa temere anche per lo sviluppo della "mosca dell'olivo” anche se la mancanza di piogge è di ostacolo a questo parassita.
In Calabria già da qualche settimana si sono verificati attacchi di tripide e tignola. Ora sono sorte forti preoccupazioni legate anche alla mancanza di piogge e al forte caldo. Ridotte quindi le aspettative
produttive dopo un inizio piuttosto promettente. Nelle zone di Lamezia Terme, Vibo Valentia e Rossano la fioritura e l'allegagione erano infatti state ottime, mentre nelle zone del Basso Cosentino, Catanzaro Ionico e Crotone c’era stato meno entusiasmo ma lo sviluppo vegetativo era comunque considerato buono.
In Puglia la situazione è in evoluzione e non omogenea tra Nord e Sud della regione. Nel Foggiano c'è un po’ di preoccupazione per gli impianti non irrigui (Gargano, Subappennino ma anche nel Tavoliere)
dove chiaramente le piante stanno subendo lo stress a causa di un caldo particolarmente aggressivo. Va relativamente meglio per gli impianti dotati d’irrigazione, anche se i consorzi di bonifica stanno
razionalizzando la fornitura di acqua. Quest'anno la produzione, sia quantitativamente che qualitativamente, sarà fortemente influenzata dal clima arido. Anche nel Nord Barese, dopo una bellissima fioritura, sono ora le alte temperature e la siccità a creare preoccupazioni. Le attese produttive sono, comunque, già inferiori a quelle di una piena carica. In alcune aree, inoltre, come nei comuni pre-murgiani, lo sviluppo vegetativo era stato un po’ compromesso sin dall’inizio a causa delle nevicate invernali, seguite dalle gelate. Nel Salento, a una fioritura spettacolare ha fatto seguito una buona allegagione. Ora la siccità sta provocando una leggera cascola di olivette ma la produzione si prospetta comunque molto più abbondante dello scorso anno. Resta alta, però, l’attenzione e la preoccupazione relativamente alla
xylella. Peraltro, la particolare rigidità dell’inverno scorso potrebbe aver aggravato lo stato di salute delle piante già colpite.
La siccità è la vera protagonista, in negativo, dell’olivicoltura del Centro Italia, che già era stata colpita dalle gelate primaverili.
Soprattutto in fase di allegagione l’andamento climatico ha condizionato in modo negativo Toscana, Umbria e Marche. La fioritura, infatti, è stata copiosa con punte giudicate eccezionali, considerando
anche che il confronto si fa con la difficile campagna 2016/2017. I primi problemi, però, si sono avuti già in fase di allegagione che può essere riassunta con l’aggettivo “discreta”, quindi non paragonabile
alla fioritura. Nelle aree dove le condizioni climatiche avverse hanno fatto slittare in avanti l’allegagione si sono avuti danni, perché il clima torrido ha bruciato i fiori prima che si fossero trasformati in frutti. Nelle zone, invece, dove lo sviluppo vegetativo si è svolto regolarmente i fiori hanno resistito ma, successivamente, il perdurare dello stress idrico ha dato il via alla cascola che potrebbe intensificarsi in mancanza di piogge mitigatrici.
Anche nel Lazio le ripercussioni negative si sono verificate durante l’allegagione nella successiva fasi di mignolatura. Lo stress idrico potrebbe anche dar seguito ad una cascola importante. Dal punto di vista sanitario non si riscontrano particolari problematiche in quanto il clima, fino a ora, ostacola il proliferare della mosca dell’olivo.
Situazione analoga anche in Abruzzo, dove la produzione si prospetta in netta ripresa rispetto alla campagna precedente, senza però arrivare ai volumi di “piena carica”.
Buone prospettive anche in Liguria e in Piemonte, mentre nelle regioni del Garda la produzione potrebbe non essere particolarmente abbondante a causa dell’alternanza. Si attende una buona
annata anche in Emilia Romagna.
Potrebbero interessarti
Italia
Blitz in un’azienda calabrese di prodotti a base di olive: sequestrati 1.672 chili di alimenti
Controlli dei carabinieri forestali insieme ai nuclei per la tutela agroalimentare, all’Ispettorato del lavoro e all’Asp: riscontrate irregolarità igienico-sanitarie, problemi di tracciabilità ed etichettatura e violazioni ambientali. Sotto sequestro anche l’opificio e il sistema di scarico delle acque reflue
10 ottobre 2026 | 12:26
Italia
Vigneti e viticoltori rispondono insieme alla sfida climatica
Ecco le testimonianze di 20 aziende vitivinicole, da nord a sud Italia, raccolte alla luce delle prime uve arrivate in cantina. Adattamento, sensibilità e precisione sostengono la qualità in un’annata calda e precoce
10 ottobre 2026 | 10:00
Italia
Fiocco Verde per Archibusacci, dal 1888 l’olio della Tuscia
A Canino, nel Viterbese, una storia familiare lunga oltre 130 anni lega olivicoltura, frantoio e valorizzazione dell’olio DOP Canino
09 ottobre 2026 | 18:00
Italia
Con il DAO maggiori garanzie per tracciabilità e qualità olivicola italiana
C'è la necessità inderogabile di accrescere le garanzie a tutela degli imprenditori onesti che operano nel rispetto delle regole e nell’assoluta trasparenza
09 ottobre 2026 | 11:45
Italia
Maxi furto nella cantina Antinori: rubate 30mila bottiglie di pregio per 5 milioni di euro
Colpo record nella storia delle cantine italiane. La banda ha disattivato allarmi e telecamere, poi ha caricato Solaia, Tignanello e Guado al Tasso su due camion
09 ottobre 2026 | 09:15
Italia
Fiocco Verde per Orsini, l’olio delle Colline Pontine tra tradizione e biologico
A Priverno, sui Monti Lepini, l’azienda agricola Paola Orsini custodisce una lunga tradizione olivicola puntando sulla cultivar Itrana, sull’agricoltura biologica e sulla molitura immediata delle olive
08 ottobre 2026 | 18:30