Economia

Export vitivinicolo tra rischi e opportunità

Si guarda sempre più a Paesi non tradizionali consumatori di vino in cui i consumi crescono più rapidamente ma dove l’impatto legislativo dei governi può rappresentare un enigma

28 novembre 2009 | T N

Asia e Sud Africa costituiscono un mercato ancora poco avvezzo al consumo di vino, ma dalla grandi potenzialità per le imprese produttrici italiane: nel biennio 2007/2008, il valore del nostro export è cresciuto di 5 milioni di euro, mostrando una flessione tendenziale solo nei primi 8 mesi del 2009 pari al 7%, comprensibile alla luce della pesante congiuntura economica, e che peraltro è inferiore a quella francese, pari al 16%.
Queste sono alcune delle conclusioni che emergono da un’indagine, promossa e realizzata dalle Camere di Commercio Italiane in Cina, India, Hong Kong, Thailandia, Singapore e Sudafrica, associate ad Assocamerestero.

I vini italiani sembrano tuttavia trovare maggiore difficoltà rispetto ad altri di affermarsi su questi mercati, colpa di una strategia di penetrazione commerciale poco strutturata e sistemica, spesso definita pionieristica e, ancora, di semplice familiarizzazione.
A pesare fortemente sarebbero la mancanza di un “brand Italia” riconoscibile e di campagne promozionali market oriented.

Non solo opportunità
La Russia rappresentava e rappresenta per l’Italia vitivinicola un bacino commerciale importante che rischia di chiudersi o ridimensionarsi se verranno confermate le indiscrezioni riportate dal magazine Decanter.

Il governo russo minaccia di rinazionalizzare il comparto vitivinicolo, mettendo un milione di posti di lavoro a rischio. Una decisione che avrebbe a che fare più con ragioni di opportunità politica che con la volontà di prendere un provvedimento contro l’abuso di alcol, che in Russia rappresenta un problema decisamente grosso. A dirlo Dimitri Pinski della DP Trade, distributore russo di vino.

Dall’agosto 2009, l’alcolismo in Russia è diventato una questione di primo piano per il governo, e Igor Sechin, deputato fedele al Primo Ministro Vladimir Putin, ha promosso controlli più rigorosi nell’industria delle bevande, e in ultima analisi, il ripristino di un monopolio di Stato. Una commissione del governo sta esaminando la regolamentazione dei mercati dell’alcol e i risultati saranno annunciati a marzo 2010. Sechin privilegia misure draconiane, che hanno già portato negli ultimi anni al divieto di vendita degli alcolici via Internet dal 2007, al divieto di negoziazioni secondarie per il vino, e all’obbligo di trattare come vino i prodotti sopra il 15% di alcol.

Molti che pensano che questo giro di vite abbia più a che fare con il valore del mercato delle bevande alcoliche, decisamente molto attraente, e che quindi la nazionalizzazione del settore sia più da ricollegare a questioni economiche che di salute pubblica. Molto probabile, poi, che a questo processo ne seguirebbe uno di riprivatizzazione destinato a pochissime imprese chiave.

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