Economia

Il mercato britannico dell’olio d’oliva: opportunità e strategie per i produttori italiani

Il mercato britannico dell’olio d’oliva: opportunità e strategie per i produttori italiani

Il Regno Unito si conferma un mercato strategico per l’olio d’oliva, totalmente dipendente dalle importazioni e in crescita nel segmento premium. I consumatori inglesi, sempre più attenti alla qualità, all’origine e alla sostenibilità, offrono spazi concreti per l'Italia

04 settembre 2026 | 09:00 | T N

Il mercato britannico dell’olio d’oliva presenta un quadro affascinante per i produttori italiani: da un lato, una domanda solida e in crescita nel valore; dall’altro, un consumatore che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con rincari significativi. Nel 2024, le importazioni britanniche di olio d’oliva hanno raggiunto i 522,6 milioni di euro, in netta ripresa rispetto ai 416 milioni del 2023. Questo incremento, va detto, riflette più l’aumento dei prezzi che un effettivo incremento dei volumi consumati.

La Spagna domina indiscutibilmente il mercato, con una quota del 67% sia in valore che in volume. Tuttavia, questa leadership si basa in larga misura sulle vendite di olio sfuso e sulle private label della grande distribuzione. Un numero significativo di marchi bianchi presenti sugli scaffali dei supermercati britannici utilizza olio spagnolo, spesso senza che il consumatore ne sia consapevole. Ed è proprio qui che si apre uno spazio prezioso per il prodotto italiano.

L’Italia, pur essendo il secondo fornitore del Regno Unito con il 25% del mercato , gode di un posizionamento qualitativamente superiore. Nel segmento premium, le etichette italiane continuano a godere di maggiore visibilità e riconoscimento, un vantaggio competitivo che i produttori possono e devono coltivare. I dati confermano questa tendenza: nel 2025 il prezzo medio dell’extravergine italiano ha raggiunto i 930 euro per 100 chili, contro gli 800 del prodotto spagnolo , a testimonianza di una strategia basata sul valore piuttosto che sui volumi.

La qualità e la sostenibilità come leve vincenti

I consumatori inglesi stanno dimostrando una crescente sensibilità verso temi come l’origine del prodotto e la sostenibilità. La domanda di oli extravergini, biologici e con denominazione di origine protetta (DOP) è destinata a crescere. Secondo uno studio di ICEX, il consumatore britannico mostra un interesse sempre maggiore per la provenienza geografica dell’olio, associandola a qualità e autenticità. Le certificazioni di origine, come le DOP e le IGP, giocano un ruolo centrale, specialmente per un mercato che, pur essendo di “media familiarità” con il prodotto, cerca rassicurazioni sulla qualità.

A testimonianza di questa tendenza, la catena Waitrose ha recentemente ampliato la propria gamma di oli, introducendo linee premium di extravergine con forti credenziali di sostenibilità, dimostrando che la distribuzione britannica sta rispondendo attivamente a questa richiesta. L’extravergine italiano, con il suo legame indissolubile con il territorio, la biodiversità e le pratiche colturali spesso più sostenibili rispetto ai modelli intensivi, risponde perfettamente a queste aspettative.

L’evoluzione dei consumi: dallo sfuso al valore aggiunto

Un fenomeno interessante e che può rappresentare una grande opportunità per i produttori italiani è l’evoluzione dell’olio d’oliva da semplice ingrediente a prodotto di tendenza, quasi un bene di lusso accessibile. Il trend, riportato dalla rivista House & Garden e dalla catena Waitrose, vede l’olio extravergine d’oliva superare il vino come regalo di benvenuto per i padroni di casa, un chiaro segnale del suo elevato status percepito.

Questo cambiamento culturale è favorito anche dall’aumento dei prezzi, che ha posizionato l’EVOO in una fascia più alta, spingendo i consumatori a essere più esigenti e a ricercare informazioni sulla provenienza e sul produttore, esattamente come si fa con una buona bottiglia di vino. L’olio italiano, con la sua forte identità territoriale e una narrazione spesso legata a storie di famiglia e territori unici, ha tutti gli strumenti per inserirsi in questo nuovo immaginario del consumatore britannico.

Parallelamente, la crescita del commercio online, soprattutto per i prodotti premium, apre nuove vie di vendita diretta e di contatto con il consumatore finale. Questo canale permette ai produttori italiani, anche di piccola e media dimensione, di bypassare la distribuzione tradizionale e di comunicare direttamente la propria storia e la qualità del proprio prodotto.

Le criticità da considerare

Non mancano le insidie. La grande distribuzione britannica è fortemente concentrata e detiene un potere contrattuale enorme, come dimostra il caso di Filippo Berio. Il brand, nonostante abbia ridotto i prezzi all’ingrosso, ha visto i cali non essere interamente trasmessi al consumatore finale, con i supermercati che hanno approfittato della resilienza della domanda per espandere i propri margini.

Inoltre, l’inflazione e il costo della vita hanno reso i consumatori più attenti al prezzo, con un calo dei volumi consumati e una preferenza per formati più piccoli. In questo contesto, un produttore che voglia presidiare il mercato di massa rischia di subire la pressione al ribasso dei prezzi. La risposta per l’Italia non può essere una corsa al ribasso, ma piuttosto un consolidamento della strategia di differenziazione , puntando su quei segmenti di consumatori che, come si è visto, premiano la qualità certificata, la sostenibilità e l’origine.

Conclusioni: un futuro di nicchia per l’eccellenza italiana

Il mercato britannico dell’olio d’oliva è un terreno di gioco complesso ma dalle grandi potenzialità per i produttori italiani. La chiave del successo non sta nel competere con i grandi volumi spagnoli, dove il prodotto è spesso venduto come commodity, ma nel puntare su una strategia di valore, differenziazione e narrazione. La crescente attenzione del consumatore inglese per la qualità, l’origine, la sostenibilità e la storia dietro al prodotto offre uno spazio ideale per l’extravergine italiano, che può giocare la carta del made in Italy come garanzia di eccellenza.

Per avere successo in questo mercato, sarà fondamentale investire in una comunicazione chiara e trasparente, puntando su certificazioni come DOP e IGP e utilizzando canali come l’e-commerce per raccontare direttamente la propria storia. La strada maestra è quella di affrancarsi dalla logica della produzione di massa per consolidarsi come ambasciatori di un prodotto d’eccellenza, capace di soddisfare le esigenze di un consumatore sempre più esigente e informato.

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