Economia

Il mercato mondiale dell'olio di oliva punta ai 23,5 miliardi di dollari entro il 2034

Il mercato mondiale dell'olio di oliva punta ai 23,5 miliardi di dollari entro il 2034

La crescita della domanda, sostenuta dai benefici salutistici dell'olio extravergine e dalla diffusione della dieta mediterranea, spingerà il mercato globale oltre i 23 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. A frenare lo sviluppo saranno però cambiamenti climatici

06 agosto 2026 | 12:00 | C. S.

Il mercato mondiale dell'olio di oliva continua a mostrare solide prospettive di espansione. Dopo aver raggiunto un valore di 14,86 miliardi di dollari nel 2025, il comparto dovrebbe salire a 15,73 miliardi nel 2026 per arrivare a 23,45 miliardi di dollari nel 2034, con un tasso medio annuo di crescita del 5,1%.

Alla base di questa evoluzione vi sono la crescente attenzione dei consumatori verso un'alimentazione salutare e il consolidamento dell'olio extravergine di oliva come alimento funzionale, oltre alla diffusione della dieta mediterranea nei mercati internazionali.

L'extravergine resta il motore della crescita

L'olio di oliva, ottenuto dai frutti dell'Olea europaea, continua a trovare applicazione non solo nell'alimentazione ma anche nei settori cosmetico e farmaceutico. A trainare il mercato è soprattutto l'olio extravergine di oliva, ottenuto esclusivamente mediante processi meccanici e apprezzato per l'elevato contenuto di polifenoli, le proprietà antiossidanti e il profilo sensoriale.

La crescente attenzione verso la prevenzione delle malattie cardiovascolari e delle patologie infiammatorie ha rafforzato la domanda di extravergine, ormai percepito come uno degli alimenti simbolo della nutrizione salutistica.

Nel 2023 oltre il 68% delle famiglie europee ha acquistato olio extravergine principalmente per i suoi benefici nutrizionali, contribuendo a una crescita del 5% delle vendite della fascia premium.

Premium e biologico conquistano quote di mercato

Negli ultimi anni i consumatori hanno mostrato una crescente disponibilità a pagare di più per prodotti certificati e di alta qualità.

Gli oli premium e biologici rappresentano oggi il 27% delle vendite complessive, contro il 19% registrato nel 2019. Una tendenza particolarmente evidente in Nord America e nei mercati asiatici, dove l'aumento del reddito disponibile consente di riconoscere sovrapprezzi compresi tra il 20 e il 30% per oli certificati, tracciabili e caratterizzati da elevati standard qualitativi.

Secondo le previsioni, la crescente domanda di alimenti funzionali potrebbe generare oltre 4 miliardi di dollari di valore aggiuntivo per il settore già entro il 2027.

Il Mediterraneo mantiene la leadership produttiva

La produzione mondiale continua a essere concentrata nei Paesi mediterranei. La Spagna si conferma il principale produttore con circa il 44% dell'offerta globale, seguita dall'Italia con il 15% e dalla Grecia con il 13%.

Parallelamente stanno aumentando gli investimenti in Paesi emergenti come Tunisia, Turchia e Marocco, che stanno ampliando la capacità produttiva per rafforzare la propria presenza sui mercati internazionali.

Innovazione e tracciabilità diventano fattori competitivi

Le aziende stanno investendo in tecnologie di estrazione a freddo sempre più efficienti e in sistemi di tracciabilità digitale della filiera, strumenti fondamentali per garantire qualità, autenticità e trasparenza verso il consumatore.

L'innovazione consente inoltre di preservare meglio le caratteristiche organolettiche dell'olio e di soddisfare standard qualitativi sempre più rigorosi richiesti dalla distribuzione internazionale.

Clima e volatilità dei prezzi rappresentano le principali criticità

Le prospettive positive devono però confrontarsi con un contesto produttivo sempre più complesso.

L'aumento delle temperature e l'irregolarità delle precipitazioni nel bacino del Mediterraneo hanno determinato una riduzione delle rese olivicole stimata tra il 3 e il 5% annuo dal 2020. Una situazione che rende indispensabili investimenti in sistemi irrigui efficienti e nello sviluppo di cultivar maggiormente resistenti alla siccità.

Sul fronte economico, la volatilità dei prezzi dell'olio, influenzata dall'andamento delle campagne produttive, dai tassi di cambio e dalle tensioni geopolitiche, continua a comprimere la redditività soprattutto delle aziende di minori dimensioni.

A incidere sui costi vi sono anche i crescenti obblighi normativi. Le imprese devono sostenere investimenti sempre più elevati per rispettare i requisiti relativi all'etichettatura, ai controlli sui residui e alle certificazioni di qualità, con costi che in alcuni casi possono arrivare fino al 15% del fatturato annuo.

L'Asia rappresenta la maggiore opportunità di sviluppo

Le prospettive di crescita più interessanti arrivano dai mercati asiatici. Cina e India hanno rappresentato nel 2023 circa il 15% delle importazioni mondiali di olio di oliva e potrebbero raggiungere il 22% entro il 2028.

La diffusione della dieta mediterranea, l'aumento della classe media e una maggiore attenzione verso la salute stanno ampliando rapidamente il numero dei consumatori. Per i produttori europei si tratta di un'opportunità strategica, purché siano in grado di adattare prodotti, formati e strategie di marketing alle specificità dei singoli mercati.

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