Economia
Cereali in calo nel 2026 dopo la ripresa, ma olio e proteine tengono il passo
La produzione Ue segna un -6,6% per i cereali, mentre semi oleosi e proteici crescono rispettivamente del 6,8% e del 5%. Ma il meteo resta l'incognita decisiva per le prossime settimane
23 luglio 2026 | 14:35 | C. S.
Dopo il rimbalzo del 2025, la campagna cerealicola europea torna a frenare. Secondo le previsioni degli esperti dei gruppi di lavoro Cereali, Semi Oleosi e Colture Proteiche del Copa-Cogeca, il 2026 si prospetta come un anno più complesso per il settore, segnato da un calo produttivo diffuso, anche se non drammatico. A sorridere sono invece gli oli e le proteine vegetali, che confermano una dinamica positiva trainata dall'espansione delle superfici coltivate.
Secondo le stime, la produzione totale di cereali nei 27 Stati membri dovrebbe attestarsi intorno a 264 milioni di tonnellate, con un arretramento del 6,6% rispetto al 2025. Un dato che, pur restando al di sopra dei livelli critici registrati nelle annate peggiori degli ultimi anni, rappresenta un chiaro passo indietro rispetto alla ripresa dello scorso anno.
Mais il più colpito, grano tenero in flessione
Il quadro cereali è variegato ma tendenzialmente in rosso. Il grano tenero segna un -4,3%, il grano duro -2,1% e l'orzo -3,5%. La flessione più pesante è quella del mais, che crolla del 13,9% , principalmente a causa di una riduzione delle superfici seminate del 15,2%, mentre le rese si mantengono sostanzialmente stabili, fatta eccezione per Francia, Ungheria e Spagna.
In calo anche segale (-4,0%), avena (-9,3%) e triticale, quest'ultimo con una flessione moderata. A pesare, oltre a una lieve contrazione delle aree coltivate per molti dei cereali, sono le rese inferiori in gran parte del Continente, condizionate da condizioni climatiche avverse e da uno stress idrico che ha colpito in particolare la penisola iberica e l'Ungheria.
Gli esperti sottolineano come l'impatto dell'attuale crisi dei fertilizzanti sulla raccolta 2026 sia per ora limitato, ma avvertendo che gli effetti potrebbero farsi sentire con ben maggiore intensità già a partire dal prossimo anno.
L'olio vola, sorpresa girasole
Molto più incoraggiante il comparto dei semi oleosi, che nel 2026 dovrebbe raggiungere i 33,3 milioni di tonnellate a livello Ue, con un incremento del 6,8%. L'area coltivata complessiva cresce del 6,6%, mentre le rese medie restano stabili.
La colza è in aumento del 6,4%, sostenuta da un maggior impianto, ma il dato più brillante è quello del girasole, che balza dell'11,2% , beneficiando sia dell'ampliamento delle superfici sia di rese migliori. Segno meno per la soia (-4,3%), penalizzata da rese inferiori nonostante un lieve aumento della superficie coltivata.
Attenzione, però: l'ondata di caldo eccezionale di fine giugno e gli eventi estremi dei giorni scorsi – in particolare piogge violente e grandinate – potrebbero aver già compromesso le rese in alcuni Paesi, come la Germania, rendendo il quadro definitivo ancora incerto.
Bene le proteiche, ma calano i lupini
Positivo anche l'andamento delle colture proteiche, che segnano un +5,0% e raggiungono i 4 milioni di tonnellate. La crescita è trainata dall'ampliamento delle superfici, che compensa ampiamente il calo medio delle rese.
I piselli salgono del 4,3%, i fagioli del 7,2%. Male invece i lupini, che registrano un -7,0% per via di un forte calo delle rese, pur a fronte di un'area coltivata in espansione.
L'incognita meteo: settimane decisive
Il quadro, pur positivo per oli e proteine e soddisfacente per i cereali nonostante la flessione, resta comunque appeso a un filo. Come sottolineano gli esperti, il raccolto non è ancora al sicuro. Le ondate di calore persistenti, la siccità prolungata o eventuali eventi atmosferici avversi durante la fase di riempimento dei grani e la mietitura – ancora in corso in diversi Paesi – potrebbero modificare in modo significativo i risultati finali.
Le prossime settimane saranno dunque decisive. Il monitoraggio costante dello stato delle colture in tutta Europa resta essenziale per confermare – o smentire – le previsioni attuali. Quel che è certo, sottolinea il rapporto, è la crescente vulnerabilità della produzione cerealicola europea alla volatilità climatica, che rende sempre più strategico mantenere la competitività degli agricoltori e il loro accesso a strumenti produttivi efficaci.
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