Economia
Pasta, l’innovazione conquista gli scaffali
Dalle paste integrali a quelle di legumi, senza glutine e arricchite con proteine o vitamine, cresce l’offerta di prodotti capaci di intercettare nuovi stili alimentari. Nel 2025 gli italiani hanno consumato oltre 1,7 milioni di tonnellate di pasta, confermando il ruolo centrale dell’alimento simbolo della cucina nazionale
26 luglio 2026 | 11:00 | C. S.
La pasta italiana resta fedele alla tradizione, ma guarda sempre più all’innovazione. Sugli scaffali della grande distribuzione cresce infatti la presenza di nuove tipologie capaci di rispondere ai cambiamenti nelle abitudini dei consumatori: dalle versioni integrali alle paste multicereali, dai prodotti senza glutine a quelli ottenuti da legumi, mais e riso, fino alle formulazioni arricchite con proteine, vitamine e ingredienti funzionali.
Un’evoluzione che ha portato il segmento delle paste alternative a raggiungere nel 2025 un valore al dettaglio di 247 milioni di euro, secondo i dati diffusi da Unione Italiana Food.
Cresce la domanda di pasta alternativa
Tra i segmenti più dinamici si conferma la pasta di semola integrale, di farro, di kamut e di legumi, che nel 2025 ha raggiunto 51.432 tonnellate di consumo retail, per un valore complessivo di 122 milioni di euro.
Questi prodotti intercettano una domanda sempre più orientata verso alimenti percepiti come più equilibrati dal punto di vista nutrizionale, grazie al maggiore contenuto di fibre, alla varietà degli ingredienti utilizzati e alla possibilità di diversificare il consumo quotidiano della pasta.
La pasta realizzata con altri grani si attesta invece su 7.266 tonnellate, con un valore di mercato pari a 27 milioni di euro.
Il segmento che registra la crescita più significativa è però quello della pasta di semola senza glutine, che nel 2025 ha raggiunto 18.041 tonnellate, con un incremento dei consumi del 5,6%, mentre il valore economico è salito del 7,7%, arrivando a 98 milioni di euro.
Investimenti record in ricerca e sviluppo
Dietro questa trasformazione del mercato c’è un forte impegno dell’industria pastaria italiana sul fronte dell’innovazione. Secondo Unione Italiana Food, le aziende del settore investono mediamente ogni anno circa il 10% del fatturato in ricerca e sviluppo, per un valore complessivo di circa 500 milioni di euro.
Gli investimenti riguardano il miglioramento della qualità della materia prima, lo sviluppo di nuovi prodotti, la sperimentazione di farine alternative e l’adozione di soluzioni più sostenibili lungo tutta la filiera.
La pasta, quindi, non viene più considerata soltanto un alimento tradizionale, ma un prodotto capace di adattarsi a nuove esigenze nutrizionali e a differenti occasioni di consumo.
Gli italiani consumano oltre 23 chili di pasta all’anno
Nonostante il successo delle nuove categorie, la pasta classica continua a rappresentare un elemento fondamentale della dieta italiana. Nel 2025 il consumo nazionale ha raggiunto 1.730.121 tonnellate, con una media pro capite di 23,1 chilogrammi all’anno.
Allo stesso tempo, però, cambiano le aspettative dei consumatori. Per oltre un italiano su tre la pasta deve essere un alimento versatile e innovativo, mentre più di un consumatore su due immagina la pasta del futuro caratterizzata da nuove farine, ingredienti alternativi, confezioni più sostenibili e formati differenti.
La forza della pasta italiana è la capacità di evolversi
«La pasta è una e molteplice – afferma Margherita Mastromauro, presidente dei pastai di Unione Italiana Food –. In Italia siamo i custodi della tradizione ma non rinunciamo a sperimentare, perché fa parte del nostro patrimonio alimentare e anche la pasta ha accompagnato nel tempo il cambiamento dei nostri stili di vita».
Secondo la presidente dei pastai italiani, il successo internazionale della pasta nasce proprio dalla sua capacità di rinnovarsi: «La sua affermazione nel mondo è dovuta alla sua versatilità nell’adattarsi a ingredienti diversi e a sposarsi con innumerevoli abbinamenti, riuscendo a intercettare tendenze alimentari, culturali e sociali».
La sfida del settore sarà quindi mantenere il legame con la tradizione italiana, valorizzando allo stesso tempo ricerca, sostenibilità e nuove esigenze dei consumatori. Una trasformazione che conferma la pasta come un prodotto capace di rinnovarsi senza perdere la propria identità.
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