Economia

In leggero calo i prezzi dei prodotti agroalimentari mondiali

In leggero calo i prezzi dei prodotti agroalimentari mondiali

L'indicatore globale segna -0,3% su maggio, con cali per cereali, zucchero e latticini. Controtendenza per oli vegetali e carni, queste ultime ai massimi storici. Il direttore FAO: "In un contesto incerto, servono trasparenza e commercio prevedibile"

04 luglio 2026 | 11:00 | C. S.

L'Indice FAO dei prezzi dei prodotti alimentari, il parametro di riferimento delle Nazioni Unite per monitorare l'andamento delle materie prime agricole sul mercato internazionale, ha registrato a giugno 2026 un lieve calo congiunturale. Secondo i dati diffusi venerdì dalla Food and Agriculture Organization, l'indice si è attestato a 130,3 punti, in flessione dello 0,3% rispetto a maggio, pur mantenendo un incremento tendenziale del 2,2% su base annua.

Il dato complessivo, tuttavia, non racconta una realtà omogenea. I singoli comparti hanno mostrato dinamiche contrastanti, influenzate da fattori climatici, politiche energetiche, andamento dei cambi e tensioni geopolitiche.

Il comparto dei cereali ha registrato la flessione più marcata, con un calo del 3,5% rispetto al mese precedente. Il grano è sceso del 4,4%, trainato dalle rapide operazioni di raccolta nel Mar Nero e dalle prospettive di offerta abbondante, che hanno finito per prevalere sulle preoccupazioni per i raccolti in Australia e Stati Uniti. Un ulteriore effetto al ribasso è arrivato dal rafforzamento del dollaro e dall'ammorbidimento dei mercati energetici, alimentato dalle attese di una distensione nello Stretto di Hormuz. Il mais ha perso il 6,2%, riflettendo le abbondanti scorte in Sudamerica e una minore domanda di etanolo. In controtendenza, l'indice FAO del riso è salito del 3,2%, sostenuto dalla vivace domanda asiatica di varietà Indica e dai rincari dei costi di produzione, trasporto e commercializzazione.

L'Indice degli oli vegetali ha invece segnato un rialzo del 3,8%, trainato dagli aumenti degli oli di palma e di colza, favoriti dalla domanda per biocarburanti, e dalla tenuta dell'olio di girasole, che hanno più che compensato il calo dei prezzi dell'olio di soia.

Il comparto delle carni ha toccato un nuovo massimo storico, crescendo dello 0,5% su maggio. Il pollame ha guidato il rialzo, a causa di una temporanea contrazione dell'offerta interna conseguente agli aggiustamenti produttivi dopo un precedente eccesso di mercato. In controtendenza, invece, i prezzi delle carni suine e bovine hanno registrato flessioni.

L'Indice dei latticini ha perso l'1,5%, con ribassi diffusi per latte scremato in polvere, latte intero in polvere e burro. Il formaggio ha segnato l'undicesimo calo mensile consecutivo, con le esportazioni che continuano a superare la domanda globale di importazione.

Lo zucchero ha subito la battuta d'arresto più netta tra i comparti, con un calo del 5,7%, determinato principalmente dal crollo dei prezzi dell'etanolo in Brasile e dal deprezzamento del real brasiliano. Le persistenti preoccupazioni per l'impatto del fenomeno El Niño sulle produzioni di India e Thailandia hanno tuttavia contenuto la portata complessiva della flessione.

"Abbiamo assistito a un lieve calo dell'indice complessivo a giugno – ha commentato Boubaker Ben-Belhassen, direttore della divisione Mercati e Commercio della FAO – ma i singoli mercati continuano a rispondere in modo differenziato a fattori in continua evoluzione. In un contesto globale sempre più incerto, mercati trasparenti, informazioni tempestive e un commercio internazionale prevedibile restano elementi essenziali per promuovere la sicurezza alimentare e rafforzare la resilienza dei sistemi agroalimentari".

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