Economia

Spagna e Italia guidano gli acquisti di olio di oliva tunisino, ma il prezzo racconta due strategie diverse

Spagna e Italia guidano gli acquisti di olio di oliva tunisino, ma il prezzo racconta due strategie diverse

Italia e Spagna rappresentano i principali sbocchi commerciali dell'olio tunisino, assorbendo oltre 106 mila tonnellate nei primi cinque mesi della campagna, ma con politiche di acquisto differenti e prezzi all'export inferiori rispetto ai mercati premium come Stati Uniti e Giordania

02 luglio 2026 | 14:00 | T N

La campagna tunisina 2025/2026 sta procedendo con un ritmo di commercializzazione decisamente superiore rispetto all'annata precedente. Al 31 maggio 2026 sono state esportate 327.073 tonnellate di olio di oliva per un valore complessivo di 3,914 miliardi di dinari tunisini, pari a un prezzo medio ponderato di 11,97 TND/kg.

Il dato più significativo riguarda la velocità delle vendite: dopo sette mesi di campagna è già stato esportato il 72,7% del raccolto, contro il 53,7% registrato nello stesso periodo della stagione 2024/2025. L'incremento dei volumi esportati raggiunge il 79% su base annua, segnale di una disponibilità produttiva decisamente più elevata e di una domanda concentrata soprattutto nella prima parte della stagione.

Spagna e Italia restano i principali acquirenti dell'extravergine tunisino

L'analisi delle destinazioni conferma come il mercato europeo continui a rappresentare il principale sbocco commerciale per l'olio extravergine tunisino.

Nel periodo novembre-marzo, la Spagna ha importato 63,6 mila tonnellate, confermandosi il primo mercato di destinazione, mentre l'Italia segue con 43,2 mila tonnellate.

Complessivamente i due Paesi assorbono oltre 106 mila tonnellate, una quota largamente superiore a quella degli Stati Uniti (36,2 mila tonnellate) e della Giordania (4,1 mila tonnellate).

Il dato evidenzia il ruolo strategico dei due grandi Paesi produttori europei, che utilizzano l'olio tunisino prevalentemente come materia prima destinata al blending, al confezionamento e alla successiva redistribuzione sui mercati internazionali.

I prezzi all'export: Spagna e Italia acquistano ai valori più bassi

L'aspetto più interessante emerge confrontando i prezzi medi pagati dai diversi mercati.

Per l'olio extravergine di oliva tunisino il prezzo medio all'export risulta pari a:

  • Spagna: 11,77 TND/kg
  • Italia: 12,04 TND/kg
  • Stati Uniti: 13,36 TND/kg
  • Giordania: 14,90 TND/kg

La differenza tra il mercato spagnolo e quello giordano raggiunge 3,13 TND/kg, equivalente a circa +27%.

Il divario riflette due modelli commerciali profondamente differenti. Spagna e Italia acquistano grandi volumi destinati all'industria di trasformazione e al re-export, esercitando una forte leva negoziale sul prezzo. Al contrario, Stati Uniti e mercati mediorientali privilegiano prodotti destinati al consumo finale o ai segmenti premium, riconoscendo un valore aggiunto superiore.

La Spagna raddoppia gli acquisti e detta il ritmo del mercato

Tra tutti i mercati, è la Spagna a mostrare la dinamica più significativa.

Rispetto allo stesso periodo della campagna precedente, gli acquisti sono cresciuti del 111%, passando da 30,2 mila tonnellate a 63,6 mila tonnellate.

L'aumento dei volumi è stato accompagnato da un prezzo medio addirittura inferiore rispetto all'anno precedente (11,77 TND/kg contro 12,39 TND/kg).

Secondo l'interpretazione del report, gli operatori spagnoli hanno adottato una strategia di front loading, anticipando gli acquisti per assicurarsi la disponibilità di materia prima dopo la stagione caratterizzata dalla scarsità produttiva e dai prezzi record del 2024/2025.

Una volta completati gli approvvigionamenti nella prima parte della campagna, la domanda si è progressivamente ridotta.

Italia: volumi elevati ma con una maggiore valorizzazione del prodotto

Anche l'Italia mantiene un ruolo centrale nel commercio internazionale dell'olio tunisino.

Pur acquistando quantità inferiori rispetto alla Spagna, il prezzo medio riconosciuto (12,04 TND/kg) risulta leggermente superiore, segnale di una diversa composizione degli acquisti o di una maggiore presenza di categorie qualitative più elevate.

Il differenziale rimane comunque contenuto e conferma come entrambi i mercati europei rappresentino essenzialmente piattaforme industriali di lavorazione e redistribuzione piuttosto che mercati finali disposti a riconoscere premi significativi sulla qualità.

Il rallentamento di maggio non indica una ripresa dei prezzi

Uno degli elementi più interessanti della campagna riguarda l'andamento registrato nel mese di maggio.

I volumi esportati sono diminuiti del 40% rispetto ad aprile, mentre il prezzo dell'olio extravergine ha raggiunto il massimo stagionale di 13,64 TND/kg.

Apparentemente potrebbe sembrare un segnale di rafforzamento del mercato. In realtà il fenomeno è interpretato in modo opposto.

Con gli importatori europei già ampiamente riforniti nei mesi precedenti, gli scambi si sono concentrati quasi esclusivamente sulle partite residue di qualità superiore. Il rialzo dei prezzi non deriva quindi da una domanda crescente, ma da un mercato molto più ristretto, caratterizzato da bassi volumi e da venditori poco propensi a concedere ribassi.

Le prospettive: possibile pressione sui prezzi nella seconda parte della campagna

Per il periodo giugno-ottobre rimangono ancora circa 123 mila tonnellate di olio da collocare sul mercato.

Secondo lo scenario ritenuto più probabile dagli analisti, la campagna dovrebbe concludersi con esportazioni complessive attorno a 367 mila tonnellate, mentre la domanda europea appare ormai in larga parte soddisfatta.

Proprio questo elemento rappresenta il principale fattore di rischio per i prezzi. Diversamente dalla campagna precedente, sostenuta dalla scarsità di prodotto, l'attuale disponibilità di olio potrebbe favorire una progressiva erosione delle quotazioni qualora gli acquisti di Spagna e Italia dovessero rallentare ulteriormente.

Per il commercio internazionale dell'olio extravergine, dunque, la seconda parte della stagione si giocherà soprattutto sulla capacità dei mercati premium di assorbire parte dell'offerta residua, mentre il ruolo della Penisola Iberica e dell'Italia continuerà a essere determinante nella formazione del prezzo internazionale.

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