Economia

Salumi italiani: export record a 2,5 miliardi, ma i consumi interni rallentano per l'inflazione

Salumi italiani: export record a 2,5 miliardi, ma i consumi interni rallentano per l'inflazione

Nonostante le incertezze globali e la flessione del mercato USA, il settore chiude il 2025 con crescita e guarda al futuro tra sfide competitive e vocazione internazionale

24 giugno 2026 | 15:00 | C. S.

Un comparto che tiene botta nonostante le tempeste internazionali. I salumi italiani archiviano il 2025 con numeri positivi, trainati da un export da record che supera i 2,5 miliardi di euro, ma con un mercato interno che continua a risentire dell'incertezza economica e dell'inflazione. È il quadro emerso questa mattina a Roma nel corso dell'assemblea annuale di Assica, l'Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi aderente a Confindustria, che quest'anno ha celebrato anche il suo ottantesimo anniversario.

I numeri della produzione. Nel 2025 la produzione nazionale di salumi ha raggiunto 1,173 milioni di tonnellate, segnando un incremento dello 0,6% rispetto all'anno precedente, per un valore complessivo di 9,643 miliardi di euro (+1,9%). Un risultato che conferma la solidità di un settore strategico per l'agroalimentare italiano.

Consumi interni in sofferenza. Sul fronte domestico, la disponibilità al consumo si è attestata a 989.200 tonnellate, con un lieve +0,5%. Il consumo apparente pro capite si conferma a 16,6 chilogrammi annui. Resta invariata la gerarchia delle preferenze degli italiani: al primo posto il prosciutto cotto (28,1% della quota totale), seguito dal prosciutto crudo (21,0%), dalla mortadella/wurstel (19,6%), dal salame (8,3%) e dalla bresaola (2,4%).

Ma è proprio sul mercato interno che si addensano le nubi. A pesare è la riduzione del reddito disponibile delle famiglie, strette tra inflazione e incertezze economiche. E il presidente di Assica, Lorenzo Beretta, non nasconde le preoccupazioni per i prossimi mesi: "Alla luce dei recenti annunci di aumento dei tassi di interesse e del peggioramento delle prospettive economiche, con le gravi incertezze derivanti dai conflitti internazionali, il rischio è che questa situazione possa ulteriormente peggiorare".

L'export trascina la crescita. A compensare la fiacca interna ci pensa ancora una volta la domanda internazionale. Le esportazioni di salumi italiani hanno raggiunto 231.645 tonnellate per un valore superiore a 2,5 miliardi di euro, con una crescita del 5,3% sia in volume sia in valore. Un risultato che porta il saldo commerciale del settore oltre i 2,18 miliardi di euro.

Il traino principale arriva dai mercati dell'Unione Europea, che hanno assorbito oltre 163 mila tonnellate di prodotto per 1,695 miliardi di euro, con incrementi del 6,4% in volume e del 6,6% in valore.

Le difficoltà sui mercati extra-Ue. Più accidentato il percorso verso i Paesi Terzi, che pure restano fondamentali per le strategie di sviluppo delle imprese italiane. Qui pesano le limitazioni dovute alla Peste Suina Africana (Psa), le tensioni geopolitiche e commerciali e il rallentamento di alcune economie internazionali. Il risultato complessivo verso questi mercati è stato di 67.835 tonnellate per 811 milioni di euro, in crescita del 2,9% in quantità e del 2,6% in valore. Un dato che nasconde però un segnale d'allarme: le spedizioni verso gli Stati Uniti hanno subito una lieve flessione, fermandosi a 19.394 tonnellate (-3,8%) per 249,2 milioni di euro (-5,8%).

Le sfide del futuro. Il settore si conferma quindi capace di adattamento e con una forte vocazione internazionale, ma si trova ad affrontare uno scenario sempre più complesso sul fronte della competitività. Tra le priorità indicate da Assica, il superamento delle barriere commerciali legate alla PSA e il rafforzamento della presenza sui mercati extraeuropei, in un contesto globale che richiede sempre maggiore capacità di risposta a shock esterni.

L'assemblea, realizzata con il supporto del progetto europeo "Trust Your Taste, Choose European Quality", ha rappresentato un'occasione non solo per fare il punto sui numeri, ma anche per tracciare le strategie future di un comparto che, a ottant'anni dalla fondazione dell'Associazione, continua a essere un pilastro del made in Italy alimentare nel mondo.

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