Economia
Retromarcia dell'export agroalimentare europeo nel primo bimestre 2026 ma diminuiscono anche le importazioni
Nei primi due mesi del 2026 le esportazioni agroalimentari dell’Unione europea segnano un calo del 5% rispetto allo stesso periodo del 2025, trainato verso il basso da cacao, olive e suini. Le importazioni diminuiscono ancora di più, soprattutto per via di cereali e oleaginose
05 giugno 2026 | 11:00 | T N
L’andamento dei flussi agroalimentari dell’Unione europea nei primi due mesi del 2026 racconta una fase di moderata contrazione, sia in entrata sia in uscita, ma con un effetto finale sul saldo commerciale paradossalmente positivo. Secondo l’ultimo rapporto della Direzione generale Agricoltura e sviluppo rurale della Commissione europea, pubblicato a giugno 2026 con dati aggiornati al 19 maggio, nel periodo gennaio-febbraio 2026 l’Ue ha esportato prodotti agroalimentari per un valore complessivo di 36,5 miliardi di euro, in calo del 5% (–2,1 miliardi) rispetto allo stesso bimestre del 2025. Le importazioni sono scese a 29,1 miliardi, registrando una flessione ancora più marcata, pari al 7% (–2,2 miliardi). Il risultato è un surplus commerciale di 7,37 miliardi di euro, in lieve crescita rispetto ai 7,42 miliardi del gennaio-febbraio 2025: un miglioramento di 50 milioni, alimentato dalla riduzione dei prezzi di alcune materie prime chiave, in particolare il cacao.
Andando a osservare il solo mese di febbraio 2026, le esportazioni Ue hanno raggiunto 18,8 miliardi di euro, in aumento del 6% rispetto a gennaio ma ancora in calo del 4% su febbraio 2025. Le importazioni di febbraio, pari a 14,5 miliardi, hanno invece subito una doppia flessione: –1% rispetto al mese precedente e –5% su base annua. Il surplus mensile è balzato a 4,4 miliardi, con una crescita del 43% congiunturale, riportandosi su livelli simili a quelli di un anno fa grazie proprio al crollo dei prezzi del cacao, che ha compresso la bolletta importatrice.
La contrazione delle esportazioni nei primi due mesi dell’anno è riconducibile a pochi capitoli merceologici, ma con un peso specifico notevole. La categoria “caffè, tè, cacao e spezie” ha perso 350 milioni di euro (–16%), un risultato determinato principalmente dal forte ridimensionamento dei flussi di pasta di cacao, burro e polvere di cacao: i volumi sono diminuiti del 21% e i prezzi del 17%. Anche le esportazioni di carne suina hanno subito un crollo di 267 milioni (–13%), dovuto prevalentemente alla flessione dei prezzi, scesi del 12%. L’olio d’oliva e le olive hanno perso 252 milioni (–24%), con un calo dei prezzi del 14% e dei volumi dell’11%, con effetti particolarmente evidenti sul mercato statunitense. Le preparazioni di frutta, frutta a guscio e ortaggi hanno infine registrato una riduzione di 203 milioni (–10%), trainata da una flessione dei volumi esportati del 6% e dei prezzi del 4%.
Dall’altro lato, ci sono alcune categorie che hanno mostrato segnali di tenuta o addirittura di crescita. La frutta e la frutta a guscio hanno guadagnato 95 milioni (+8%), grazie soprattutto all’aumento delle esportazioni di mele e pere. I prodotti non edibili per uso tecnico sono cresciuti di 77 milioni (+10%), spinti da un incremento delle esportazioni di lino verso la Cina. Anche gli alimenti per animali domestici e le piante foraggere hanno registrato un modesto +39 milioni (+3%), così come gli spiriti e i liquori (+34 milioni, +3%).

Sul fronte delle destinazioni, il quadro è piuttosto variegato. Il Regno Unito si conferma il primo mercato di sbocco per l’agroalimentare europeo, ma nei primi due mesi del 2026 le esportazioni verso Londra sono calate del 4% (–336 milioni), con riduzioni diffuse in molte categorie, in particolare carne suina e cereali. Gli Stati Uniti, seconda destinazione, hanno subito una contrazione molto più marcata: –20% (–1,0 miliardi), un dato che segue i livelli eccezionalmente alti del 2025, quando molti esportatori avevano probabilmente anticipato le consegne per scongiurare i dazi annunciati dall’amministrazione americana. Le riduzioni più significative hanno riguardato bevande e olio d’oliva. La Svizzera, terzo mercato, ha mantenuto volumi sostanzialmente stabili (–6 milioni). Le esportazioni verso la Cina sono scese del 2% (–39 milioni), sempre a causa della carne suina. Cali a doppia cifra si registrano anche verso Giappone (–13%, –178 milioni, con riduzioni di carne suina e tabacco), Marocco (–18%, –123 milioni, meno cereali, carne bovina e olio di soia) e Algeria (–18%, –92 milioni, con flessioni per olio di soia, formaggio e patate). In controtendenza, l’Egitto ha visto un balzo delle esportazioni Ue del 39% (+123 milioni), trainato da un forte aumento del grano.
Se si sposta l’attenzione sulle importazioni, il dato più rilevante è la forte riduzione degli acquisti di cacao. La categoria “caffè, tè, cacao e spezie” ha fatto registrare il calo più pesante in valore: –831 milioni (–12%) nel bimestre, conseguenza di un ridimensionamento dei volumi importati del 14% e dei prezzi del 15%. Le importazioni di semi oleosi e proteici sono scese di 557 milioni (–18%), con un calo equilibrato tra volumi (–9%) e prezzi (–9%), soprattutto per semi e panelli di soia, colza e proteaginose. I cereali hanno perso 540 milioni (–30%), un crollo determinato principalmente dalla contrazione degli acquisti di frumento, con volumi in calo del 62%, e di mais (–11%). Non mancano però le eccezioni: la margarina e gli altri oli e grassi vegetali hanno guadagnato 150 milioni (+22%), grazie all’incremento di diversi oli, in particolare quello di cocco. La carne bovina e di vitello ha visto aumentare le importazioni di 130 milioni (+28%), spinte da maggiori acquisti dal Brasile (+54 milioni), dal Regno Unito (+35 milioni) e dall’Uruguay (+24 milioni), in un contesto di offerta interna scarsa e prezzi elevati della carne Ue. Infine, frutta e frutta a guscio hanno registrato una crescita di 104 milioni (+2%), con aumenti diffusi su lamponi, mandarini e nocciole.
Per quanto riguarda i partner commerciali, la Costa d’Avorio ha subito la riduzione più netta delle esportazioni verso l’Ue: –498 milioni nel bimestre, pari a –29%, trainata dal crollo dei volumi di fave di cacao (–24%) e di pasta, burro e polvere di cacao (–25%). L’Ucraina, tradizionale fornitore di cereali e oleaginose, ha visto ridursi le proprie esportazioni agroalimentari verso l’Unione di 435 milioni (–19%), con cali del 30% per i volumi di cereali e del 43% per quelli di semi oleosi e proteici. Gli Stati Uniti hanno perso 273 milioni (–11%), principalmente per la flessione dei volumi di semi di soia, scesi del 23%. Riduzioni significative anche dal Camerun (–202 milioni, –46%, ancora cacao) e dalla Cina (–195 milioni, –11%, con contrazioni diffuse). Dall’altra parte, il Vietnam spicca come il vero controesempio: le importazioni Ue dal paese asiatico sono balzate di 214 milioni (+31%), sostenute da un aumento dell’82% dei volumi di caffè.
Un capitolo a parte merita l’analisi della bilancia commerciale per singole categorie. Il saldo più negativo resta quello del caffè, tè, cacao e spezie, con un passivo di oltre 4,4 miliardi nei primi due mesi del 2026, in miglioramento di 481 milioni rispetto allo stesso periodo del 2025 grazie ai minori prezzi del cacao. Le frutta e frutta a guscio mostrano un deficit di 3,48 miliardi, sostanzialmente stabile. Gli oli e i grassi di origine vegetale (esclusi olio d’oliva e margarine) presentano un passivo di 797 milioni, in netto peggioramento. Sul versante opposto, i prodotti cerealicoli e della macinazione fanno registrare l’avanzo più elevato: 3,12 miliardi, in leggero calo di 121 milioni. Seguono i prodotti lattiero-caseari con 2,74 miliardi di surplus, il vino con 2,19 miliardi, la carne suina con 1,77 miliardi. La carne suina segna però una flessione dell’avanzo di 262 milioni, mentre l’olio d’oliva vede ridursi il proprio surplus di 239 milioni. La pesca, inclusa per informazione, presenta un deficit di 3,85 miliardi.
Nel complesso, il primo bimestre del 2026 conferma la vulnerabilità dell’export agroalimentare europeo alle oscillazioni dei prezzi delle materie prime e alle tensioni commerciali con i principali partner. Ma evidenzia anche come la riduzione dei prezzi all’importazione, in particolare per il cacao, possa contribuire a migliorare il saldo complessivo, offrendo un margine di respiro in una fase di domanda globale meno vivace. La sfida per i prossimi mesi sarà capire se la flessione delle esportazioni verso gli Stati Uniti si consoliderà come effetto strutturale dei nuovi dazi o se si tratterà semplicemente di un riallineamento dopo l’anticipo degli ordini nel 2025. Così come resterà da monitorare l’evoluzione degli acquisti dall’Ucraina, alla luce delle persistenti difficoltà logistiche e produttive del paese.
Potrebbero interessarti
Economia
La Spagna punta a 1,5 milioni di tonnellate di olio di oliva, ma il caldo resta l’incognita principale
Le scorte di olio di oliva a fine campagna in Spagna inferiori a quelle dello scorso anno: 260 mila tonnellate. Le ondate di calore stanno colpendo intensamente l'Andalusia e altre regioni olivicole, mettendo a rischio la produzione dell'olivicoltura tradizionale
10 luglio 2026 | 09:30
Economia
Caffè e cacao, rialzo dei prezzi e allarme El Niño
Le materie prime agricole tornano a correre sui mercati internazionali, spinte da condizioni meteo avverse e da un nuovo posizionamento rialzista degli speculatori. Preoccupano i ritardi nella raccolta brasiliana e le prospettive per i raccolti africani, mentre sui trasformati si registrano incrementi a due cifre
09 luglio 2026 | 09:00
Economia
L’atteso rimbalzo della domanda di vino negli USA tarda ad arrivare
Da aprile 2025 a fine marzo 2026 le esportazioni di vino italiano verso gli Usa sono calate del 17%, per un gap tendenziale a valore di circa 340 milioni di euro. Il vino italiano è sempre più chiamato a ridurre l’esposizione ai rischi geopolitici, commerciali e regolatori, in un’ottica di de-risking
08 luglio 2026 | 18:35
Economia
La Commissione europea vede una campagna olearia abbondante nel 2026/2027
Le piogge eccezionali in Spagna frenano la campagna 2025/26 e riducono l'offerta europea, ma la crescita produttiva in Italia attenua le perdite. Prezzi in calo, export in ripresa e prospettive favorevoli per la prossima stagione alimentano l'ottimismo del settore
08 luglio 2026 | 18:00
Economia
Stati Uniti, il mercato chiave per l'olio d'oliva italiano: SOL Expo a Vinitaly.USA 2026 apre le porte alle imprese
Il Nord America continua a rappresentare una delle destinazioni più dinamiche per l'olio extra vergine di oliva Made in Italy. Il 26 e 27 ottobre, a New York, SOL Expo offrirà alle aziende un'occasione concreta per incontrare buyer, importatori e operatori Horeca provenienti da Stati Uniti, Canada e Messico
07 luglio 2026 | 18:00
Economia
Prezzi olio di oliva al 7 luglio: pronta l’invasione di deodorato, extravergine spagnolo a 3,65 euro/kg
Mentre il mercato dell’olio extravergine di oliva italiano resta bloccato con quotazioni virtuali intorno a 5 euro/kg in Puglia, appena più basse in Calabria e 7,5 euro/kg in Sicilia, in Spagna si fanno i conti con nuovi ribassi. Troppo olio vergine e lampante da smaltire che diventerà extravergine dopo deodorazione
07 luglio 2026 | 15:00