Economia

Cereali e semi oleosi: import in calo nei primi due mesi del 2026

Cereali e semi oleosi: import in calo nei primi due mesi del 2026

Il forte calo degli acquisti esteri, trainato dal grano duro, porta però a un miglioramento del saldo valutario netto, nonostante la contrazione dei flussi commerciali in uscita. Riduzione sia delle importazioni sia delle esportazioni

28 maggio 2026 | 10:00 | C. S.

Le importazioni italiane di cereali, semi oleosi e farine proteiche nei primi due mesi del 2026 segnano una diminuzione complessiva di 196 mila tonnellate (-4,5%) e di 168,5 milioni di euro (-11%) rispetto allo stesso periodo del 2025, secondo i dati provvisori Istat.

La flessione è attribuibile soprattutto al forte ridimensionamento degli arrivi di grano duro, in calo di 181 mila tonnellate per un valore di 77,8 milioni di euro. In contrazione anche le importazioni di grano tenero (-21 mila tonnellate, -35 milioni di euro), mais (-11 mila tonnellate, -18,3 milioni di euro) e farine proteiche vegetali (-48 mila tonnellate, -30,5 milioni di euro), con particolare riferimento alla farina di soia.

In controtendenza risultano invece in aumento le importazioni di orzo (+13.500 tonnellate, +9,5%), riso (+19 mila tonnellate, +50,8%) e semi e frutti oleosi (+30.600 tonnellate, +7,9%), trainati soprattutto dai semi di soia (+22.700 tonnellate).

Sul fronte dell’export, le esportazioni italiane del comparto diminuiscono di 60 mila tonnellate (-7,1%) e di 46,2 milioni di euro (-4,7%). Le riduzioni più significative riguardano il riso, la pasta e i prodotti trasformati, mentre si registrano aumenti per la farina di grano tenero e per i mangimi a base di cereali, che mostrano segnali di espansione sui mercati esteri.

Nel complesso, il movimento valutario del settore evidenzia un esborso pari a 1.368,9 milioni di euro contro 1.537,4 milioni nello stesso periodo del 2025, a fronte di introiti per 944,7 milioni (990,8 milioni nel 2025). Il saldo valutario netto resta negativo a -424,3 milioni di euro, ma migliora sensibilmente rispetto ai -546,6 milioni registrati l’anno precedente.

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