Economia

Bilancio commerciale agricolo positivo per la UE ma le importazioni corrono più delle esportazioni

Bilancio commerciale agricolo positivo per la UE ma le importazioni corrono più delle esportazioni

Chiude in positivo di quasi 25 miliardi il bilancio commerciale agricolo europeo. In un decennio gli acquisti dall’estero crescono al +5% annuo contro il +4,4% delle vendite. Londra primo partner per l’export, Brasile in testa per l’import

20 maggio 2026 | 16:00 | C. S.

L’Unione Europea chiude il 2025 con un avanzo commerciale di 24,7 miliardi di euro nel comparto agroalimentare, frutto di esportazioni per 238,2 miliardi e importazioni per 213,5 miliardi. Lo certifica Eurostat, l’ufficio statistico comunitario, che evidenzia come rispetto al 2024 si registri una crescita su base annua dell’1,6% per le vendite all’estero, ma del 9,3% per gli acquisti extra-Ue.

Il dato più significativo emerge dall’analisi di lungo periodo. Tra il 2015 e il 2025 il commercio di prodotti agricoli è cresciuto in modo sostenuto, ma con ritmi diversi: le esportazioni sono aumentate a un tasso medio annuo del 4,4%, mentre le importazioni hanno viaggiato a un tasso del 5,0%, superiore di mezzo punto percentuale.

Quanto ai partner commerciali, il Regno Unito si conferma la principale destinazione delle esportazioni agricole europee, assorbendo da solo il 23,3% del totale, pari a 55,6 miliardi di euro. Seguono gli Stati Uniti con il 12,0% (28,5 miliardi), la Svizzera con il 5,7% (13,5 miliardi) e la Cina con il 4,9% (11,6 miliardi).

Sul fronte delle importazioni, il primato spetta invece al Brasile, da cui proviene l’8,5% degli acquisti complessivi dell’Ue nel settore, per un valore di 18,2 miliardi di euro. Alle spalle del paese sudamericano si piazzano il Regno Unito (8,0%; 17,1 miliardi), gli Stati Uniti (6,2%; 13,3 miliardi) e la Cina (5,1%; 10,9 miliardi).

Un quadro che disegna un’Europa ancora solida nelle esportazioni, ma sempre più dipendente dalle importazioni agricole, soprattutto da economie extracomunitarie come Brasile e Cina, mentre Londra resta un interlocutore centrale su entrambi i fronti nonostante la Brexit.

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