Economia
Vigneto Italia: diffusi cali per i prezzi delle uve da vino
Il rapporto Unioncamere-BMTI fotografa un’annata di ribassi diffusi in quasi tutte le regioni. In controtendenza il Primitivo pugliese (+40%) e il Bolgheri Rosso (+21%). Stabile la Glera del Prosecco Superiore
27 maggio 2026 | 10:00 | C. S.
Dopo il balzo del +15% registrato nel 2024, la produzione vinicola italiana si è attestata sui 44 milioni di ettolitri (+1%), ma per i prezzi delle uve da vino la campagna 2025 è stata tutt’altra storia. Secondo il rapporto “I prezzi delle uve da vino rilevati dalle Camere di Commercio – Vendemmia 2025”, diffuso da Unioncamere e BMTI, in quasi tutte le regioni si è assistito a un generalizzato arretramento delle quotazioni, con punte di doppia cifra negativa.
Lo scenario, spiegano gli analisti, è in linea con quanto già osservato nel 2024, ma con un’intensità maggiore su molte piazze. La produzione di uve da vino in Italia ha sfiorato i 66 milioni di quintali (-0,4% rispetto al 2024), ma la domanda non ha sostenuto i listini.
Piemonte in rosso: Barbaresco giù del 27%
Sulla piazza di Cuneo i ribassi proseguono senza sosta. Il Nebbiolo per Barbaresco perde il -27% rispetto al 2024, mentre quello destinato a Barolo arretra del -17,4%. Entrambi segnano un calo anche rispetto alla media del quinquennio precedente (fino a -32% per il Langhe Nebbiolo). Meglio sulla piazza di Asti, dove la Barbera d’Asti scende del -5,6% e il Moscato tiene grazie a una sostanziale stabilità (-2,1%).
Lombardia, Franciacorta in calo a doppia cifra
In Lombardia la battuta d’arresto è netta per la Franciacorta DOCG: -10,2% rispetto al 2024, dopo il rialzo dell’anno precedente. Controtendenza, invece, per le uve destinate a Lugana DOC nella provincia di Brescia, che crescono del +4,7%.
Male anche Mantova e Oltrepò Pavese. Nella provincia mantovana, le uve per Lambrusco Mantovano DOC crollano del -26,7%, mentre in provincia di Pavia i cali sfiorano il -40% per Barbera e Bonarda.
Veneto a due velocità: giù Amarone, su Cabernet IGT
In Veneto il quadro è articolato. Su Verona, le uve per Amarone e Recioto segnano un ulteriore -14% (zona Classica) e -11% (zona DOC), allontanandosi dai picchi del 2022. Stabile il Soave, lieve calo per il Lugana (-2,1%).
Sulla piazza di Padova, dinamiche opposte: il Cabernet IGT vola (+11,8%), mentre il Merlot IGT arretra (-6,7%). Stabili, infine, le uve Glera per la DOCG Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore a Treviso, ferme a 150 €/q.
Friuli: bene Sauvignon (+3,8%), male Ribolla Gialla (-4%)
In Friuli Venezia Giulia, dopo due anni di stabilità, il Sauvignon guadagna un +3,8% e la Malvasia un +4%. Il Pinot Grigio conferma i 130 €/q, mentre la Ribolla Gialla inverte la rotta con un -4%.
Toscana, il crollo del Brunello: -43%
La Toscana è tra le regioni più colpite. A Siena, le uve per Brunello di Montalcino DOCG perdono quasi la metà del valore rispetto al 2024 (-42,9%), precipitando a 250 €/q (da 437,5 €/q). Pesante anche il Nobile di Montepulciano (-15%).
Il Chianti Classico arretra del -5% a Siena e del -5,6% a Firenze, mentre il Chianti DOCG crolla oltre il -23% su entrambe le piazze.
Fa eccezione il Bolgheri Rosso (Livorno-Grosseto), che rimbalza del +21% dopo la flessione del 2024.
Umbria e Abruzzo in affanno
In Umbria, il Sagrantino DOCG continua a scendere: -14% nel 2025, dopo il -22% del 2024. Il Montefalco Rosso perde un ulteriore -11%.
In Abruzzo, il Pecorino DOP registra una contrazione del -19,9% (a 63,75 €/q), mentre il Montepulciano limita i danni con un -5,4% e resta sopra la media quinquennale.
L’eccezione Puglia: Primitivo a +40%
L’unica regione a mostrare un orientamento chiaramente rialzista è la Puglia. Sulla piazza di Bari, le uve per vini IGT recuperano terreno dopo le flessioni del 2024. Il Primitivo mette a segno un incremento del +39,3% (pur restando al di sotto della media 2020-2024). Bene anche le uve bianche DOC (+13,7%) e le nere IGT (+14%).
Sintesi: un’annata da dimenticare per molti, da tenere d’occhio per pochi
La fotografia scattata da Unioncamere e BMTI, con dati aggiornati al 28 febbraio 2026, consegna al settore un quadro di diffusa debolezza. Dopo il boom dei prezzi del 2022, la correzione prosegue per il terzo anno consecutivo sulla maggior parte delle piazze. Le eccezioni – Lugana, Bolgheri, alcuni vini pugliesi – confermano la crescente polarizzazione del mercato, dove solo le denominazioni più solide o i territori più dinamici riescono a tenere o a crescere. Per tutti gli altri, il 2025 è stato un anno di conti da rifare.
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