Economia
Biologico globale in controtendenza: mercato a 145 miliardi, l’Italia resta leader in Europa
Nonostante crisi e inflazione, il settore cresce del 6%. Il mercato bio nazionale ha raggiunto 10,4 miliardi di euro complessivi nel 2024ed export a quota 3,9 miliardi. Primati su produttori e trasformatori
22 maggio 2026 | 10:00 | C. S.
Il biologico resiste e cresce anche nella “policrisi” globale. È quanto emerge dalla diciottesima edizione del Rapporto Bio Bank 2025, presentato il 20 maggio, che dipinge un settore in grado di tenere nonostante post-pandemia, tensioni geopolitiche e rincari. Il mercato mondiale del bio ha raggiunto circa 145 miliardi di euro nel 2024, con una crescita del 6% rispetto all’anno precedente. A livello globale si contano quasi 99 milioni di ettari coltivati a biologico e oltre 4,8 milioni di produttori distribuiti in più di 180 Paesi (dati FibL-Ifoam).
Italia, numeri da record in Europa
L’Italia si conferma un pilastro del biologico continentale. Su 41 Paesi europei, il nostro Paese è primo per numero di produttori agricoli bio (87.000) e per aziende di trasformazione (oltre 24.000, più di una su quattro del totale Ue). Seguono Germania (quasi 22.000 preparatori) e Francia (oltre 20.000). L’Italia è anche leader nell’export del settore, con un giro d’affari di 3,9 miliardi di euro nel 2024 (+7%), davanti a Spagna (quasi allineata) e Francia (1,1 miliardi).
Il nostro Paese si posiziona al terzo posto per superfici agricole bio (2,5 milioni di ettari), dopo Spagna (2,9) e Francia (2,7), e al terzo posto per vendite nel canale retail (5,2 miliardi di euro), preceduto da Germania (17 miliardi) e Francia (12 miliardi). La quota bio sulla Superficie Agricola Utilizzata (SAU) totale italiana raggiunge il 20,2%, a fronte di una media Ue dell’11%. Il consumo pro capite si attesta a 88 euro annui.
Mercato italiano: 10,4 miliardi e riorganizzazione della rete
Il mercato bio nazionale ha raggiunto 10,4 miliardi di euro complessivi nel 2024 (+6% sul 2023). La grande distribuzione organizzata (Gdo) continua a fare la parte del leone: 5,2 miliardi solo nel retail, con una crescita del 6% a valore contro l’1,5% dell’alimentare convenzionale (inflazione all’1%). I consumi fuori casa valgono 1,3 miliardi (+5%), mentre l’export trainato dagli extracereali tocca i 3,9 miliardi (+7% su base annua).
A livello di attività censite da Bio Bank (circa 3.200 nel 2024, in calo del 2,8% sul 2023), si osserva una riconfigurazione interna:
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Negozi specializzati -3,2%
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Ristoranti bio -2,7%
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Profumerie bio -1,7%
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E-commerce di cosmesi -1,4%
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Aziende di cosmesi e detergenza in forte calo (-8,2%), a causa dell’assenza di una normativa europea armonizzata, dell’eccesso di burocrazia e della pressione del greenwashing.
L’unico comparto stabile è l’e-commerce di alimenti bio (+0,5%). Sul fronte territoriale, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto guidano per numero assoluto di attività, mentre Trentino-Alto Adige, Marche ed Emilia-Romagna svettano per densità (attività per milione di abitanti). L’Emilia-Romagna è l’unica regione presente in entrambe le classifiche.
Omnicanalità e rischio “identità”
Il Rapporto sottolinea il ruolo sempre più centrale della Gdo: in Germania il 65% delle vendite bio transita attraverso la grande distribuzione, in Francia il 48%, in Italia il 64%. I negozi specializzati (circa 1.000 in Italia) raccolgono il 20% delle vendite. «Il bio non è solo un mercato in espansione, ma un ecosistema in evoluzione – si legge nel comunicato –. La sua stabilità dipende dalla capacità di tenere insieme scala industriale, filiera dedicata e valore culturale. Senza i canali specializzati, presidio identitario e innovativo, il biologico rischia di perdere la sua spinta originaria».
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