Economia
Prezzi dell’olio di oliva al 14 aprile: continua la discesa dell’extravergine nazionale
Sulla piazza di Bari le quotazioni dell’olio extravergine di oliva italiano sono ormai stabilmente sotto i 7 euro/kg, con scambi anche sotto i 5,5 euro/kg. In Spagna l’extravergine resta poco sopra i 4,2 euro/kg con il vergine che crolla a 3,5 euro/kg e il lampante che sale oltre i 3,2 euro/kg
14 aprile 2026 | 16:00 | T N
La tensione sul mercato all’ingrosso dell’olio extravergine di oliva italiano è altissima, con scambi molto bassi e poche cisterne che possono cambiare lo scenario dei prezzi, creando una tendenza al ribasso che sta allarmando il mondo produttivo.
E’ infatti la seconda settimana consecutiva che i prezzi all’ingrosso della CCIAA di Bari segnalano un mercato in discesa per l’olio extravergine di oliva convenzionale a 6,4-6,8 euro/kg. E’ quindi la prima volta da oltre due anni che la quotazione scende stabilmente sotto i 7 euro/kg.

Si difende solo l’olio extravergine di oliva di alta qualità con il Dop/Igp a 7,7 euro/kg e il biologico a 8 euro/kg.
I commercianti di olio sono molto attivi nelle ultime settimane, proponendo acquisti a prezzi molto bassi soprattutto a frantoi in difficoltà economico-finanziarie. Le frodi e le truffe stanno creando le basi per un’onda ribassista che si sta abbattendo sul tessuto produttivo. Cisterne di olio tunisino nazionalizzato italiano a 5 euro/kg creano le basi per un ribasso del mercato con la Calabria che è, oggi, il ventre molle italiano con vendite a 5 euro/kg di olio nazionale.
Nel frattempo in Spagna il prezzo dell’olio extravergine di oliva rimane stabile a poco più di 4,2 euro/kg dopo aver superato i 4,3 ero/kg all’inizio di aprile. Gli scambi in volume hanno ripreso a pieno regime da qualche giorno e le ultime indicazioni sulla produzione spagnola a 1,27 milioni di tonnellate non hanno allarmato il mondo oleario. Le scorte permettono circa 8 mesi di autonomia, quindi di arrivare senza patemi alla fine dell’anno, quando sarà disponibile la nuova produzione. Ormai i commercianti e industriali si sono abituati a gestire il mercato con scorte ai minimi senza che ciò provochi più scossoni nelle quotazioni o fibrillazioni.

A testimonianza della tendenza alla stabilità del mercato iberico anche l’abbassamento della quotazione del vergine di oliva, oggi probabilmente la categoria commerciale più rappresentata sul mercato spagnolo, a 3,55 euro/kg, prezzo abbassatosi di 10 centesimi nella sola giornata del 10 aprile.
Invece rimane stabilmente alto a 3,2 euro/kg, anzi superando tale barriera, la quotazione dell’olio lampante.
In Spagna è in corso, come da diversi mesi, un braccio di ferro tra mondo cooperativo e industriale, con il primo che vuole quotazioni vicine a 5 euro/kg e il secondo sotto i 4 euro/kg. Non è un caso che mentre il mondo produttivo si esprime con estrema cautela sulle ipotesi di fioritura e della capacità produttiva della prossima campagna olearia, le voci più entusiastiche vengano dal mondo industriale che vedendo i primi boccioli fiorali già preannuncia una campagna record e quotazioni estive a 3,6 euro/kg. Una battaglia che si gioca anche su indiscrezioni, sensazioni e percezioni con il chiaro obiettivo di condizionare il mercato. La realtà dei fatti già indica quanto sia labile e fallibile una previsione di produzione a ottobre, quando erano previste 1,37 milioni di tonnellate ma effettive sono 1,27 milioni (100 mila tonnellate in meno), senza dimenticare che a maggio scorso ci si aspettava una campagna olearia da 1,8 milioni di tonnellate o più in Spagna, proprio basandosi sulla fioritura.
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