Economia

Agricoltura e agroalimentare faticano, parola d'ordine resilienza

Agricoltura e agroalimentare faticano, parola d'ordine resilienza

Il vero motore del settore resta l’export agroalimentare, che continua a espandersi nonostante le tensioni internazionali e l’introduzione di dazi da parte degli Stati Uniti, dove le esportazioni italiane registrano un calo del 13,3%

12 aprile 2026 | 11:00 | C. S.

Nel quarto trimestre del 2025 l’agroalimentare italiano conferma il proprio ruolo centrale nell’economia nazionale, sostenuto soprattutto dalla spinta dell’export, mentre il quadro macroeconomico generale resta improntato a una crescita moderata ma diffusa.

Secondo l’ultimo bollettino CREAgritrend, elaborato dal CREA, il PIL italiano registra un incremento dello 0,8% su base annua, accompagnato da una crescita del valore aggiunto nei principali settori: l’industria avanza dell’1,7%, l’agricoltura dello 0,6% e i servizi dello 0,4%. Su base congiunturale, l’aumento è più contenuto (+0,3%), ma conferma un trend positivo già osservato nei mesi precedenti.

A sostenere la dinamica interna sono soprattutto gli investimenti fissi lordi, in crescita dello 0,9%, e la spesa delle famiglie per beni durevoli (+0,3%), mentre i consumi complessivi segnano un lieve incremento dello 0,1%, indicando una domanda ancora prudente.

Nel comparto agroalimentare emergono però segnali contrastanti. Tra ottobre e dicembre, la produzione dell’industria alimentare mostra una lieve flessione (-0,1% su base annua), mentre il settore delle bevande registra un calo più marcato (-3,6%). Nonostante ciò, il fatturato dell’industria alimentare cresce in modo significativo, trainato soprattutto dai mercati esteri (+8,3%), oltre che da quello interno (+3,3%). Più difficile la situazione per le bevande, in contrazione sia sul mercato nazionale che su quello internazionale.

Il vero motore del settore resta l’export agroalimentare, che continua a espandersi (+3% in valore) nonostante le tensioni internazionali e l’introduzione di dazi da parte degli Stati Uniti, dove le esportazioni italiane registrano un calo del 13,3%. A compensare sono soprattutto i mercati europei, con performance particolarmente positive in Spagna (+8,2%) e Polonia (+13%). Dal punto di vista merceologico, crescono in modo deciso i prodotti dolciari (+13,7%) e le carni fresche e congelate (+16,5%), mentre il vino segna una contrazione del 7,8%.

Parallelamente aumentano anche le importazioni agroalimentari (+6,6%), con incrementi significativi da Francia, Paesi Bassi e Belgio, oltre a un forte balzo dal Brasile (+30%). La Francia si conferma il principale fornitore dell’Italia, superando la Germania. Tra i prodotti più dinamici figurano il caffè greggio, i bovini da allevamento e la frutta secca, mentre risultano in calo gli acquisti di lattiero-caseari.

A completare il quadro, l’analisi del sentiment sui social evidenzia un clima di fiducia diffuso: il 56% dei giudizi espressi sul settore è positivo, a fronte di una quota pari al 18% sia per le opinioni neutrali sia per quelle negative.

Nel complesso, l’agroalimentare italiano chiude il 2025 mostrando resilienza e capacità di adattamento, con l’export a fare da pilastro in un contesto globale complesso e una domanda interna che, pur in crescita, resta ancora cauta.

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