Economia
Il prezzo dell’olio di oliva al 7 aprile: speculazioni e deodorato abbattono le quotazioni in Spagna, difficoltà anche in Italia
Se il prezzo dell’olio extravergine di oliva in Spagna si alza troppo ecco comparire cisterne di deodorato e si torna a 4,2 euro/kg, mentre il lampante continua a salire oltre 3,2 euro/kg. In Italia poche cisterne vengono vendute, molte da Andria a quotazioni impossibili di 5,5 euro/kg: così si inquinano i pozzi. Basta buonismo con la GDO!
07 aprile 2026 | 18:40 | T N
Gli scambi di olio di oliva in Spagna risentono ancora delle festività pasquali. I volumi scambiati sono particolarmente bassi, a meno di un quarto della normale attività, ma comunque le tendenze sono monitorate dagli addetti ai lavori, con attività strategiche volte al contenimento dei prezzi quando ritenuto necessario.
Secondo PoolRed dal 1 aprile i prezzi si sono progressivamente alzati per raggiungere i massimi, oltre i 4,32 euro/kg da venerdì 3 a domenica di Pasqua 5 aprile. Poi la quotazione è scesa in un giorno di 10 centesimi a 4,22 euro/kg per l'extravergine il 6 aprile e poi ancora di qualche centesimo il 7 aprile.

Stessa dinamica per il vergine di oliva salito a 3,9 euro/kg al 3 aprile per poi riprecipitare a 3,45 euro/kg al 7 aprile.
Nello stesso periodo l’olio lampante ha manifestato un trend più naturale con spostamenti minimi delle quotazioni, sempre oscillanti intorno ai 3,2 euro/kg. E’ bene ricordare che l’olio lampante è un bechmark importante nel mercato iberico e la relativa stabilità indica che i movimenti degli ultimi giorni sono di natura speculativa e non strutturale. Ma evidenziano come anche il mercato venga strettamente controllato e nessun segnale sui prezzi viene trascurato.
Intanto in Italia gli scambi sono minimi e con prezzi segnalati stabili o in calo.
Il problema non è l’olio italiano ma la disponibilità, da qualche migliaio di tonnellate, di olio dichiarato italiano che italiano non è. La rotta, ormai nota, inizia in Tunisia per arrivare in Spagna e Portogallo, dove l’extravergine diventa comunitario con carte a posto, per poi passare in Liguria e poi le cisterne vendute grazie a servizi e mediatori di Andria. Il prezzo medio di cessione di quest’olio è 5-5,5 euro/kg, con documenti che dimostrerebbero la provenienza nazionale.
Si tratta di cisterne che dovrebbero servire per la vendita a scaffale di olio italiano a meno di 6 euro/litro, inquinando i pozzi anche in ragione della prossima campagna olearia. E’ evidente, infatti, che senza bloccare questi flussi difficilmente potranno tornare scambi significativi sull’extravergine nazionale.
In questo momento la quotazione dell’olio extravergine di oliva italiano, vero e originale, varia da 6,5 a 7 euro/kg anche se mediatori e commercianti sono molto attivi in Calabria con proposte di acquisti che fino alla settimana scorsa erano di 5,8 euro/kg ma stanno scendendo a 5,5 euro/kg. Proposte al momento respinte ma che potrebbero venire accettate, presto o tardi, da frantoi e aziende alle prese con scadenze di pagamenti e ratei di finanziamenti.
I buyer della Grande Distribuzione che oggi comprano olio italiano a meno di 7-7,5 euro/litro sanno che rappresenta un altissimo rischio di frode, anche qualora le carte siano a posto. Gli operatori non possono non sapere, o far finta di non sapere, che questo comportamento, al pari di acquistare olio comunitario a 4,3-4,5 euro/litro, è complicità in potenziali truffe.
Stante che è noto, nell’ambiente oleario, che inchieste sono in corso, mi auguro che organi di controllo e magistratura non si concentrino unicamente sulla prima parte della filiera ma arrivino fino in fondo, fino alla Grande Distribuzione, eventualmente ravvisando ipotesi di reato come l’incauto acquisto quando le quotazioni siano assolutamente disallineate ai prezzi indicati dalle principali borse merci nazionali e internazionali.
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